IL PIU’ BEL VIAGGIO CHE ABBIA MAI FATTO.
GRAZIE ERIKA
Quella parla mutismo
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IL PIU’ BEL VIAGGIO CHE ABBIA MAI FATTO.
GRAZIE ERIKA
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. . to be continued . .
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leggete dall’8 agosto al 24 il diario di bordo dalla sezione U.S.A. West Side
Con calma ci svegliamo e usciamo verso uno starbucks per fare colazione. Il programma di oggi è “Shopping”. Franco decide subito di lasciarci, prendendo l’autobus per andare al molo a noleggiarsi una bici e fare un giro della costa attorno a San Francisco. Luca, molto molto felice, ci farà da accompagnatore e porta borse. Abbiamo due obiettivi importanti: 1. trovare da vestire per Giulio al negozio dell’Ambercrombie. 2. Spendere.
L’Ambercrombie è di fianco al nostro hotel, pertanto decidiamo anche se con poca voglia di infilarci subito li dentro.. Troviamo velocemente il necessario e ce ne andiamo di fretta chiedendoci “come fanno tutti gli italiani ad essere qui per spendere un tot di soldi in 4 pezzi di stoffa sbiadita cucita assieme??”
Proseguiamo con il vero shopping seguendo la market street. Victoria Secret, profumeria, Nike, Lacoste, Loft … risultato? Torniamo a casa pieni di sporte, piedi disfatti e stanchi morti. Attendiamo il ritorno di Franco andando a fare un pisolino in camera e una bella doccia.
Sex and the City Theme
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Sempre più stanchi e anche un po’ tristi per dover abbandonare Frisco il giorno successivo, decidiamo di dirigerci verso il molo, o meglio, i moli per cercare un altro ristorantino di pesce dove cenare.
Entriamo al Pompeo’s Restaurant, un delizioso locale in stile marinaio che ci fa mangiare ottimo pesce. Dopo cena ci facciamo una passeggiatina sul lungo mare giusto per digerire un po’ e poi ci avviamo verso i mezzi di trasporto.
Prima di entrare in hotel mi fermo da Starbucks per un capuccione. Finiamo la serata nella zona salotto dell’hotel a fare due conti dei soldi spesi e per metterci in pari coi debiti. Domani si riparte, la costa californiana ci aspetta… notte notte.
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Colazione Starbuckese e via, alla ricerca del tram che ci porterà verso il Golden Gate Bridge! Siamo veramente cotti, anche se ci siamo fatti una bella dormita non stiamo in piedi.. questa prima settimana di ferie è stata stupenda ma anche massacrante.
Prendiamo il bus e ci sediamo in attesa di trascorrere questi 20 minuti abbondanti di viaggio. Scendiamo accanto al Golden Gate Park e facciamo un tratto di strada a piedi per andare a prendere l’altro bus, quello che va verso nord.
Mentre percorriamo il Golden Gate National Recreation Area notiamo un overview che si affaccia sull’oceano ed eccolo davanti a noi, il tanto famoso ponte rosso. Chiediamo subito all’autista se li c’è una fermata in modo da scattare qualche foto (la visuale da lissu’ è veramente stupenda) e poi scendere a piedi verso il ponte. Purtroppo l’autista ci dice che la fermata l’avevamo passata da poco e non poteva farci scendere prima
Arriviamo quindi ai piedi del ponte e da li’ partono scatti a tutto andare!
E’ il momento di percorrerlo a piedi. Io Anna e Luca siamo decisi ad arrivare fino a metà, per ammirare meglio anche Alcatraz; Franco lo perdiamo in 5 minuti.. decide di andare sempre più avanti, sempre più avanti fino a quando non lo vediamo più.
Cosi’ come è sparito Franco ogni tanto anche il Golden Gate sparisce nella nebbia. Un minuto è tutto grigio, il minuto dopo spunta il cielo azzurro e un bel sole che riscalda..
Franco ritorna dopo un’ora.. un po’ sudato ma tutto contento perchè era arrivato fino all’altro capo del ponte. Cerca di convincerci ad tornare la con lui, ma non ce la facciamo.. siamo cotti e ci basta essere arrivati fino a metà.
Torniamo indietro e ci fermiamo in una specie di Visitor Center per comprare qualche souvenir e qualche cartolina. I prezzi ovviamente sono un po’ piu’ alti essendo un’attrazione turistica molto gettonata, ma ci sono cose veramente carine, soprattutto le cartoline, sono bellissime. Faccio una bella scorta cosi’ stasera le scrivo e le spedisco!!
Pronti per riprendere il bus e trascorrere il pomeriggio al Golden Gate Park.
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Riprendiamo il bus e torniamo dove abbiamo fatto il cambio prima. Entriamo nel Golden Gate Park e andiamo alla ricerca dell’entrata dei Giardini Giapponesi. Il parco che attraversiamo non ha nulla di particolare, è molto grande e molto simile al Central Park di New york.
Troviamo molto velocemente l’entrata Japanese Style, paghiamo ed entriamo. Sembra di attraversare un altro mondo: qui dentro la vegetazione cambia totalmente, è ovviamente piena di piante e ornamenti stile giapponese e all’interno ci sono tanti laghettini e tante pagode.
Il percorso all’interno del giardino ci fa attraversare, camminando sopra dei sassi, dei ruscelli, ci fa passare sopra dei ponticelli, sotto dei cespugli e accanto a delle piccole cascate. All’interno delle pagode non si può entrare pero’ Anna e Luca decidono di attraversare il ponte dei desideri: un ponte “scomodo” che aiuta ad avverare il tuo desiderio mentre lo percorri.
Mangiamo in un bar appena fuori al parco.. non offre grandi cose ma li’ c’è solo quello. Prendiamo quei panini stile quelli confezionati che ti danno sull’aereo.. una cosa ignobile. lo lascio li , fa troppo schifo.. Luca invece riesce a mangiarlo.. va bhe, rimedierò con la cena di stasera!
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Torniamo in hotel e ci prepariamo per uscire a cena. La sera prima avevamo visto qualche localino a Nob Hill molto invitante, pertanto decidiamo di andare in quella zona.
Ne battezziamo uno piccolino ma dall’ambiente accogliente. Ci fanno aspettare il tavolo seduti al bancone offrendoci un ottimo vino bianco come aperitivo.. partiamo bene! Ceniamo divinamente, un piatto più buono dell’altro senza contare il vino. Ottimo vino californiano, scelti dal ristoratore .. noi ci siamo limitati a svuotare la boccia!
Un po’ ubriachi paghiamo e prendiamo il monoray per tornare verso l’hotel.. cantiamo, ridiamo, ci appendiamo al bus e infine arrivati al capolinea ci facciamo fare una bella foto dall’autista.
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Ci svegliamo e troviamo San Francisco avvolta dalla nebbia.
Colazione da Starbucks e girettino al visitor center, che si trova proprio a due passi dal nostro Hotel. Recuperiamo cartine, consigli per acquisti e per i giretti da fare e partiamo, pronti per visitarla tutta da cima a fondo.
Trovo anche un negozio di Fotografia, dove decido di comprare uno zainetto piu’ piccolo per la macchina fotografica, che si rivelerà super comodo e soprattutto toglierà il peso dello zainone dalle spalle di luca.
Visto il prezzo buono e il cambio tra dollaro ed euro conveniente, decido di acquistare anche altri 2 Gb di memoria.. non si sa mai!!!
Appoggio quindi in albergo lo zainone e alleggeriti piu’ che mai partiamo in cerca di un po’ di shopping nella Market Street.
Siamo in un quartiere (Financial District) dove i negozi sono tanti e tutti con della roba bellissima! Si inizia a strisciare!!!
Passiamo attraverso Union Square dove era in corso una manifestazione di musica etnica, infatti becchiamo un gruppo di giappo veramente buffo!
Giriamo tanti negozi, dalla Nike all’Apple Store, Emporio Armani, dove il commesso ridendo ci dice che tutti gli italiani vengono in america a comprare roba di stilisti italiani.. e noi che rispondiamo “Per forza, pensa a quando ce la fa pagare a noi che siamo oltretutto italiani! Qui costa moooolto meno!!”
Facciamo pranzo al sacco prendendo un hot dog di fronte alla Powell Station, dove parte il Monorail che arriva fino ai moli. Quanta gente che aspetta di salire!! Ci sarà da fare a botte, ma lo prenderemo anche noi! Non si puo’ non salire su questa attrazione di Frisco!
Becchiamo anche il momento in cui arriva e lo girano sulla piattaforma.. difficile non vederlo, ce n’è uno ogni 10 minuti!
Continuiamo a girare per le strade di San Fra. Sembra di stare su delle onde enormi, saliamo e scendiamo, alcune sono veramente ripide e farle in salita ammazza. C’è parecchia umidità, d’altronde l’oceano è qui accanto e porta nebbia, umido e soprattutto freddo! Ci sono 16 gradi di giorno, 10 la sera!! Di vestiti pesanti ne abbiamo portati veramente pochi, d’altronde non pensavamo di trovare questa città con un clima cosi’ poco accogliente!
Burt Bacharach – Walk on By
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Decidiamo di andare a Nob Hill e come tappa prevista abbiamo la Lombard Street, la strada asfaltata a zig zag perchè troppo ripida per farla dritta!
Il quartiere è veramente carino, casine tutte di colore uno diverso dall’altra ma impeccabilmente in stile vittoriano. Ci sono un sacco di ristorantini e bar minuscoli ma talmente accoglienti che decidiamo di prendere un aperitivo tra la Hyde e la Pacific. Un’ottima bottiglia di vino rosso e un tagliere di formaggi.. che spettacolo!!
Arriviamo finalmente alla Lombard. La camminata è stata lunga e anche un po’ impegnativa visto le ripide strade, soprattutto dopo la boccia di vinello.
Franco ha calcolato bene la strada, pertanto partendo dalla cima scendiamo a zig zag da questa buffa strada. E’ trafficatissima di auto che, vista la difficoltà delle nette curve in pendenza, creano una serpentina unica. La strada è anche abbastanza affollata di turisti.. difficile fare una foto senza qualcuno in mezzo.
E’ quasi tramonto e l’hot dog del pranzo ormai è svanito dallo stomaco, insieme al formaggio dell’aperitivo.
Optiamo quindi di rimanere in prossimità della Baia e di cercare un buon ristorantino di pesce!
Arriviamo a piedi all’altezza del Pier 45 dove il mercato del pesce si è trasformato in una serie di banchetti che cucinano crostacei, pesci, spiedini e li vendono a chi voglia cenare in quel modo. Scegliamo pero’ di metterci a sedere in un ristorante, anche per riposarci un po dopo la lunga camminata. Scegilamo l’Alioto’s Restaurant: posto molto carino, tutto in legno e pieno di gente.. peccato solo che sul pavimento le scarpe scivolano dal merciume di unto che c’è.. piccola pecca diciamo ..
La cena comunque è stata squisita! io ho preso una zuppa di pesce che era una cosa galattica, con un astice in mezzo e un sughino da pagare un fornaio per farti fare continuamente del pane da tocciare! Luca ha preso un fritto misto, molto buono anche quello e Anna e Franco hanno preso un’altra tipologia di zuppa di pesce, invitante.
Il momento del caffè ha un po’ distrutto la digestione della fantastica cena.. il caffè che ci hanno portato ce l’hanno servito con una cannuccia e Luca ha avuto perfino il coraggio di usarla! Già faceva schifo senza, figuriamoci con la cannuccia!!
Facciamo una passeggiata sul lungomare fino alla fermata del MonoRail.
Arriva, ci attacchiamo insieme ad altri 10 italiani e raggiungiamo di nuovo il nostro quartiere. Un caffè da Starbucks per concludere bene la giornata e poi dritti a nanna!
Un bel fresco risveglio ci fa iniziare questa giornata di Ferragosto. Oggi il programma è tosto: visita al MonoLake, visita a Bodie, attraverseremo lo Yosemite e finalmente saremo sulla costa dell’Oceano Pacifico.. a San Francisco!!
Decidiamo di fare colazione nella locandina dell’albergo, situata nel giardino. Attorno a noi girano un sacco di uccellini colorati che cinguettano allegramente. Mangiamo qualche dolcetto e beviamo il caffettone utilizzando lo sconto dell’albergo (Lake View Lodge).. se il personale fosse meno sgod sarebbe ancor più bello.
Carichiamo per bene la macchina, consegnamo le chiavi e via che partiamo verso il Mono Lake!
Capiamo in poco tempo che le famose rocce di tufo che spuntano dall’acqua in tutta la sua bellezza si possono vedere nella stagione invernale, quindi il lago risulta una semplice distesa d’acqua, con tanti gabbiani e una puzza incredibile.. l’acqua qui ha una salinità molto alta e le sponde sono ricoperte di malta.. che tanfo..
Meglio dirigersi a Bodie!
La strada che porta a Bodie sale sulle montagne che circondano la zona di Lee Vining. Arriviamo all’entrata della città abbandonata o meglio alla Ghost City, paghiamo parcheggiamo e iniziamo a girellarla a piedi.
E’ tutto fantastico, la giornata è strepitosa, cielo blu e sole e la temperatura sta sui 20 – 25 gradi! Attorno alla cittadina il paesaggio mostra spruzzate di neve! Pensare che ieri eravamo nel caldo deserto della Death Valley :O
Girelliamo in quello che sembra il set di un film del Far West. In alcune case, pochissime, giusto un paio, possiamo anche entrare ed ammirare i mobili.. in altre dobbiamo solo accontentarci di spiare dalla finestra. Come in tutte le città di un tempo c’è la chiesina, il barbiere, lo zoccolificio e saloon! Veramente stupenda!
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Ritorniamo a Lee Vining per poi prendere la strada che porta all’interno del parco dello Yosemite.
Attraverseremo il parco da Est a Ovest per poi spuntare, dopo ancora molti km, sull’Oceano Pacifico. Tornando indietro da Bodie ammiriamo il Mono Lake dall’alto.. WOW!
Appena entrati troviamo alla nostra sinistra l’Ellery Lake, con un cartello che indica che siamo a più di 9500 piedi d’altezza. Il lago ha un acqua limpidissima, tanto che Luca e Franz decidono di tocciarci i piedi.. giusto quelli perchè la temperatura è leggermente bassa.. Attorno al lago le montagne sono appena innevate.
Proseguiamo in macchina guardando attorno a noi, nel verde, se passa qualche orso.. qui ce ne sono e ci sono stati parecchi casi di gente ammazzata da quei teneri quadrupedi .. Mentre viaggiamo vedo qualcosa saltellare nell’erba vicino ad un ruscello.. Luca si ferma e io piano piano mi avvicino cercando l’animale.. ed eccolo li, davanti a me:
Vista ormai l’ora di pranzo decidiamo di fare il nostro pic-nic di creckerini e carotine sulla sponda del Tenaya Lake, in una spiaggetta 3 mt x 4 mt dove si stava da dio.. Seduti su di un tronco d’albero mangiamo, beviamo un po’ di birra e ci godiamo il rumore dell’acqua, il fresco, gli uccellini che cercano di mangiarci i creckers e le voci dei bimbi che giocano sulla spiaggia all’altro lato..
Finito di mangiare saliamo in auto e mentre stiamo caricando la roba si avvicina una signora tutta allegra che capisce che siamo italiani, e inizia a gridare “CIAOOO , CIAOOOOOO , CIAOOOOO” .. felice come una pasqua, quasi ubriaca .. probabilmente era l’unica parola d’italiano che sapeva, e il fatto di averla usata con noi la rendeva estremamente paga
Proseguiamo il nostro cammino ed entriamo in una zona molto più aperta perchè ad un altitudine maggiore. . qui ci sono rocce levigate dal vento, molto particolari. L’attrazione maggiore del parco è la zona dove risiede El Capitan, roccia spettacolare che domina il paesaggio.. e attorno a questa ci sono cascate stupende, distese di piante verdi e fiori .. Peccato che per arrivarci dobbiamo uscire al lato ovest del parco e rientrare poco più sotto e avanzare ancora per molti km.. visto l’orario e la strada lunga che ci attende per arrivare a San Francisco decidiamo che quella parte del parco la vedremo al prossimo viaggio!
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La strada che porta a San Francisco è fatta d’oro: km e km di colline di grano si estendono attorno a noi, è quasi tramonto quindi la luce è la migliore. Ad un certo punto in mezzo alla strada troviamo un auto della polizia ferma con un poliziotto in piedi accanto. Ci fermiamo e il poliziotto ci viene in contro.. ci dice di attendere pochi minuti perchè la strada è bloccata.
Spegnamo l’auto e ci fumiamo una sigaretta in attesa di un ok dal poliziotto che è anche un bel fiko.. Penso siamo gli unici stronzi che stanno percorrendo questa strada perchè non abbiamo incrociato se non più di 2 o 3 auto e anche ora che siamo fermi non arriva nessuno.
Il poliziotto ci fa segno di seguirlo.. ma che abbiamo fatto!? Poi scopriamo che ci scorta fino al di la’ della trebbia, in modo da farci proseguire il viaggio. Troppo gentile. Lo salutiamo affettuosamente dall’auto, lui ricambia, e continuiamo verso San Frà.
Siamo sempre più stanchi e più impazienti di raggiungere la meta.. Ci fermiamo in un posto dimenticato da Dio dove decidiamo di fare un aperitivo! L’idea più bizzarra che abbiamo avuto, perchè il posto oltre ad essere veramente triste, mette soprattutto paura!
Le casine / locali che c’erano avevano le ringhiere di ferro su porte e finestre, cosa mai vista in tutto il viaggio fino ad ora.
Dall’altra parte della strada c’era una specie di centro residenziale, mooolto grande.. circondato da mura alte 15 metri, in pietra, cancellone all’entrata con la guardia.. :O fuori dal centro residenziale è tutto molto malandato, lasciato andare .. mentre l’interno sembra nuovo o comunque si vede che è abitato da gente di un certo calibro.
Il tutto un po’ ci spaventa perchè ci immaginiamo gente con le pistole, che tentano continuamente di rubare i negozi e le case e che potrebbero arrivare a rubare anche noi.
C’è una specie di McDonald’s dei poveri lungo la strada: prendiamo birrino e un mix di patate e cipolle fritte.. Non erano neanche male! Decidiamo pero’ di mangiarle in macchina, pronti a fuggire se l’aria cambiava in peggio. .
Il tramonto è di fronte a noi e risalta l’orizzonte pieno di pale eoliche.. una marea, grandi piccole, ce ne sono centinaia.
Prendiamo finalmente la super strada che ci porterà attraverso Oakland per poi attraversare l’Oakland Bay Bridge e toccare terra San Franciscana!
Ad un certo punto l’aria diventa diversa, c’è odore di mare, è più umido ma anche più freddo..Vediamo le indicazioni per il ponte.. ma dov’è San Francisco?! Dovremo vederla di fronte a noi.. invece no.. c’è il classico muro di nebbia di questa zona, che non ci permette di godere lo spettacolo della San Francisco By Night.
Paghiamo il pedaggio e percorriamo il Bay Bridge.. è lunghissimo ma mano a mano che ci avviciniamo all’altra sponda iniziamo a vedere delle lucine. . Cerco di fare qualche foto, ma il buio, il movimento dell’auto e la nebbia non producono alcun risultato.
Ci avviniamo sempre di piu’ e lo spettacolo diventa sempre più chiaro: un sacco di grattacieli sono innanzi a noi ma non riusciamo a vedere l’altezza: la nebbia copre tutti i piani alti. Studiamo velocemente la strada da percorrere per raggiungere l’hotel e in pochi minuti entriamo nell’atrio principale.
Lasciamo l’auto al custode che provvederà a parcheggiarla nel parcheggio privato e ci dirigiamo verso la reception.
L’hotel è immenso e molto fiko. C’è un bel po’ di gente che viene e che va.. attendiamo il nostro turno. Ci consegnano le chiavi, mi chiedono di strisciare la carta di credito e in pochi istanti arriva il messaggio a luca. Luca mi chiama e mi dice “Hanno scalato 1200$!! Non dovevano essere di meno?” io: “si, dalla prenotazione il totale delle 2 stanze con parcheggio doveva arrivare ai 720$”.. Torno dalla signorina e le spiego che ci era arrivato il messaggio della transazione con la carta che pero’ prevedeva quasi 500$ di più rispetto al prezzo previsto. La ragazza ci spiega che i soldi non sono stati scalati, ma sono solamente fermati e che i 500$ in più sono per garanzia in caso di danni alla stanza e che quindi, se al check-out è tutto a posto ci verranno scalati solo 720$.
Speriamo.. ma a questo punto sale la curiosità di vedere le stanze: cosa sono d’oro??!!
Saliamo al piano, troviamo la porta ed entriamo: FANTASTICOOOOOOOOOOOOOOOO!! Una camera da sogno!! E’ enorme, arredata in modo impeccabile, 2 lettoni matrimoniali (e la camera è per 2), mega TV al plasma, poltroncina relax, frigobar, macchina da caffè e tè e un bagno da urlo!! Scatto subito un po’ di foto, ci docciamo e usciamo per mangiare qualcosina..
Essendo ormai tardi decidiamo di mangiare qualcosina sotto il Parc 55 (nostro hotel). Siamo in pieno centro qui, non sarà difficile trovare un fast food. Infatti proprio a 5 metri abbiamo un burger king. Prendiamo un panino con patatine e mangiamo affacciati alla vetrata mentre sulla strada gira un po’ di gentaccia.. Purtroppo come quasi tutte le grandi metropoli, la zona centrale, soprattutto quella finanziaria è piena di gente non troppo per bene..
Finito di mangiare facciamo 4 passi giusto per fumarci una sigarettina.. fa un freddo cane e c’è un nebbione assurdo sopra la nostra testa!!
E’ l’ora di andare a nanna, siamo veramente cotti, e i prossimi 3 giorni sono solo per questa particolare città!
Eagles – Hotel California
Ci alziamo e cerchiamo un posto per fare una bella colazione nutriente, per mettere su le energie necessarie ad affrontare la Death Valley. Troviamo l’Ensenada Grill e ci infiliamo dentro. Il posto è molto carino, ha una verandina tutta colorata e anche la colazione si presenta ottima. Prendiamo pancake, uova e bacon e tanto tanto caffè americano.
Mentre mangiamo, notiamo fuori nel parcheggio un omone molto simile a Babbo Natale ma alto circa 2 metri e di dimensione di almeno 130kg . . è appoggiato al suo jeeppone che riporta una scritta che ci entusiasma tutti: Snake Hunter .. miii incazzoso! Diciamo che uno così è meglio tenerselo amico!!
Finiamo la colazione con la colonna sonora del rutto di quello al tavolo di fianco, paghiamo e partiamo per la Death Valley per poi arrivare in California… Bye Bye Beatty!
Europe – The Final Countdown
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La Death Valley non è molto distante da Beatty. C’è una strada lunga che ti porta dietro quelle montagne all’orrizzonte, e lì ti aspetta la morte. Beviamo fin da subito molta acqua per evitare il peggio.. qui cioccano 54°..
Superiamo le montagne ed eccola che si estende davanti a noi una prima parte di questo splendido parco. Si vedono i briluccichini dati dal caldo.. che spettacolo!
Le rocce che governano in questo parco sono fatte di Arenaria e Calcare. Qui milioni di anni fa giaceva un mare.. ora questa valle rappresenta il punto più basso del nord america: 86 metri sotto il livello del mare.
Alcune formazioni montuose riflettono il color oro.. Valle della Morte o valle dell’inferno come la chiamo io è il nome adatto.. qui c’è caldo, non ci sono alberi o cespugli verdi, è secc, silenzioso e i colori ricordano la ricchezza.. siamo nella casa del diavolo e lui osserva il nostro cammino.
La prima fermata all’interno del parco è lo StovePipes Wells, dove ci sono ancora i carri abbandonati dai pionieri che attraversavano il caldo deserto.
Che coraggio che avevano, uscendo dalla macchina si muore di caldo..la cosa positiva è che è molto ventilato.. aria bollente, pero’ aiuta a sentir meno l’afa.
Luca comunque non si fida e decide di aspettarci in macchina.. Scattiamo due foto vicino alla miniera e ci rimettiamo in marcia!
La seconda tappa prevista è il Campo da Golf del Diavolo, ma nel percorso troviamo un altro punto turistico: il Golden Canyon.
Scendiamo dall’auto e ci infiliamo a piedi attraverso le rocce di questo Canyon.. La strada prosegue, le persone che ritornano sono distrutte. Troviamo degli italiani e ci informiamo su dove porta il percorso. Ci dicono che prosegue nel canyon, che è molto bello, ma si crepa di caldo.. loro hanno camminato un’oretta e non avevano comunque raggiunto la fine, decidendo quindi di tornare indietro.
La nostra decisione è ancora più intelligente, scattiamo qualche foto dall’entrata e ritorniamo in macchina!
Arriviamo al Devil’s Golf Course. Ci stacchiamo dalla strada principale e prendiamo una stradina di ghiaia che ci porta all’overview.
Dall’alto questa zona sembra un tappeto liscio bianco come il latte, invece avvicinandoci notiamo che la terra è completamente smossa e sopra ai massi vi è un grosso strato di sale cristalizzato, che da lontano crea l’effetto bianco.
Leggiamo che lo strato di cloruro di sodio è spesso 1 / 2 metri e si estende per 64km di lunghezza e 8 di larghezza per un totale di circa 520km di superficie. La superficie essendo cosi’ frastagliata non permetterebbe a chi giocasse a golf, di trovare nemmeno una pallina di tante colpite e per questo motivo è stato scelto il nome Devil’s Golf Course.
Raggiungiamo il Badwater, e qui troviamo realmente un piatto pavimento bianco, ma tanto bianco da bruciare gli occhi. Questo è il punto più basso, 86 metri sotto il livello del mare, ed è un bacino d’acqua salata.
Proprio vicino alla strada, stupiti, vediamo un po’ d’acqua che tenta di sopravvivere anche lei al gran caldo.
Qui troviamo un po’ più di gente rispetto agli altri punti, perfino un pullman di nonni. Scendiamo dall’auto e passeggiamo sul crostone di sale.. e se si rompe?! :O
Decidiamo di percorrere una strada parallela che attraversa alcune zone rocciose molto particolari, tanto da aver portato questo punto turistico ad avere il nome di Artist’s Palette.
E ci sentiamo minuscoli mentre attraversiamo queste chiazze di color pastello.. è talmente affascinante che il caldo non lo sentiamo quasi più, si sale su, poi a destra e subito a sinistra.. la strada è strettissima ma è un senso unico. Scendiamo a picco giù e poi di nuovo in alto e attorno a noi solo tanti colori e roccia, sabbia, polvere..
Bello eh?
Ci rimettiamo in marcia verso l’ultimo punto che abbiamo intenzione di visitare, dopo di che proseguiremo la death in direzione California.
Ad essere sincera di altri posti interessanti da visitare in questa valle ce ne sono molti, pero’ questo da mia esperienza lo considero il parco più difficile: il caldo è il protagonista di questa impresa, qui bisogna fare molta attenzione soprattutto al sole in testa.. inoltre il parco è immenso, ma ha pochissime strade all’interno e i punti d’interesse sono ovviamente in punti lontanissimi tra loro, a volte anche raggiungibili solo da strade sterrate.
Questo significa che per vedere tutto non si puo’ calcolare un itinerario sensato, ma occorre andare a vedere quello, poi tornare indietro di km e andare a vedere quell’altro e poi tornare di nuovo indietro e prendere uno sterrato e fare 15 km a passo d’uomo, e poi l’altra cosa è dalla parte opposta e ci vogliono 2 ore.. etc.. per questo lo considero il parco più difficile che fino ad ora abbiamo fatto.
Detto questo non poteva assolutamente mancare uno dei punti più famosi della Death Valley, ovvero lo Zabriskie Point, dove hanno girato il film omonimo di Michelangelo Antonioni nel 1970.
La strada che porta allo Zabriskie di certo non ci schifa il viaggio:
Arriviamo allo Zabriskie Point.. qui il paesaggio è extraterrestre e non mi limito a fare foto.. !
Ci orientiamo e prendiamo la strada che porta ad Ovest, verso il confine con la California. Mentre viaggiamo con la nostra Vagina decidiamo di scatenarci prendendo uno sterrato, percorsi creati appositamente per i jeepponi: praticamente strade a senso unico che affiancano quella principale ma ti permettono, oltre che vedere un panorama un po’ differente, anche di divertirti con la macchina. Luca ovviamente guidando è quello che si è divertito più di tutti!
Prima di Furnace Creek, punto informazioni e di ristoro all’interno della Valle della Morte, incontriamo le famose Sand Dunes, le dune di sabbia.. sono li, immobili nonostante il vento.. sembra che qualcuno sia arrivato con dei camion di sabbia e li abbia scaricati per 5km quadrati in mezzo alle rocce.
Anna e Franco prendono a piedi e vanno a calpestarle mentre io e luca ci rilassiamo un po’ in auto con una bella sigarettina.. Lo stereo trasmette BaBa O’Reil e noi come due matti a cantarla a squarciagola, con i finestrini giu’.. e nel pezzo musicale a ballare, con tutta la macchina che scuoteva .. ahahah che ridere, che matti.. talmente matti che perfino un americano (anche lui turista) si è girato con un sorriso a 92 denti facendoci con il pollice il segno di OK!
A Furnace Creek ci fermiamo per prendere da bere, fare pipi’ e comprare qualche gadget che il negozio offre. Troviamo delle T-Shirt molto belle e anche delle felpe che non possiamo fare a meno di comprarle, oltre a cartoline e qualche altro pensierino..
Paglia e ripartiamo, verso l’attesa California. Saliamo su di una montagna dove la visuale non è bella nitida fino a quando si apre a noi una vallata enorme tagliata in due dalla strada che stiamo per percorrere.
Una volta scesi sulla montagna ci fermiamo su questa linea dritta asflatata e ci godiamo a 360° il paesaggio che ci circonda.. Notiamo inoltre su di una montagna un gruppo di dune di sabbia.. anche quelle sembrano uno scherzo della natura!
Dream Theater – The Dark Eternal Night
Risaliamo sulla montagna e attraversiamo una serie di burroni alquanto inquietanti.. ci fermiamo su di un overview dal quale si puo’ ammirare una buona parte della Death Valley. Sopra di noi inizano a passare degli aerei militari da addestramento; sfiorano le rocce e quasi noi, passano continuamente che quasi lo spettacolo diventano loro più che il panorama.
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Uscendo dalla Death Valley arriviamo in poco tempo a Lone Pine, cittadina ai piedi della Montagna più grande della Sierra Nevada: 4.421 metri e a “soli” 120km dal punto più basso a -86 metri. Effettivamente è enorme, senza contare che la strada che stiamo percorrendo è sui 1200 metri d’altezza circa.Al di là del monte possiamo trovare il Sequoia National Park che pero’ visiteremo tra qualche giorno.
Inchinandoci ai piedi della maestosa montagna, decidiamo di prendere un coffe a Lone Pine. Cittadina molto carina, ben curata e ricca di zone verdi.. ma ancora sentiamo l’ombra del gran caldo della Death Valley.
Riprendiamo il viaggio costeggiando il muro di enormi montagne che ricadono a picco sulla valle che ci porterà verso Lee Vining, un po’ stanchi della giornata.
Qui è tutto più verde, l’aria è molto più fresca e anche qui il paesaggio è affascinante. Troviamo un sacco di muccone nelle zone di erba che costeggiano la strada e tanti paesini ben tenuti. Tra un paesino e l’altro, in questa strada drittissima verso Lee Vining, incrociamo zone indimenticabili: a sinistra sovrasta la catena montuosa che ci divide dalla zona ovest della california e a destra sconfinati campi verdi abitati da grossi branchi di cervi.
Arriviamo accanto ad un enorme lago: Lake Crowley. Ci fermiamo un po’ a gustarci il panorama e a scattare una serie di foto..
E’ già pomeriggio inoltrato, l’aria è purissima e mano a mano che ci avviciniamo alla meta il paesaggio si fa sempre più verde e montuoso.
Arriviamo finalmente a Lee Vining, molto piu’ piccola di quando immaginavo ma in una zona fantastica.
Siamo a 2 passi dall’entrata dello Yosemite e sotto di noi si estende il Mono Lake! Mentre cerchiamo l’hotel cerco di fare un’altra foto al paesello .. la macchina fotografica fa un rumore strano.. un CRRROOOOOOOCRRUUUCRAK e flippa . . Spengo, la riaccendo la macchina e mi compare una scritta di errore. . . riaccendo e puf.. non ci sono più foto..nulla di nulla, la scheda risulta completamente vuota ![]()
Ecco perchè non sto allegando immagini.. perchè dalla Death Valley a qui ho perso tutto ;( Vi metto qualche foto di Lee Vining:
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Dopo una serie di imprecazioni per aver perso tutte le foto notiamo un ristorantino con una bella vista sul lago dove poter far cena, e troviamo l’hotel a 2 passi. L’hotel è mooolto carino, è composto da piu’ strutture ad un piano, con la terrazzina e tutte le porte delle camere, immerso nel verde di un giardinetto privato che funge anche da parcheggio.
Entriamo nell’ufficio io e Anna per prendere le chiavi delle nostre camere.. Diamo nome e cognome e attendiamo la ragazza che effettua tutti i controlli. Dopo 5 minuti torna dicendoci che non aveva la nostra prenotazione.
Io ovviamente mi ero portata tutte le stampe delle conferme ricevute dagli alberghi e le ho messo davanti agli occhi la loro, per 2 stanze doppie. . la tipa torna a fare dei controlli e chiama anche il suo collega.. dopo altri 10 minuti tra cui una telefonata al loro responsabile tornano dicendo che c’è stato un errore.
Le nostre prenotazioni le hanno ricevute ad aprile, ma non le hanno mai caricate in banca dati, quindi effettivamente non avevano riservato le nostre stanze.
PANICO.
Iniziamo a fare voce grossa, spiegando che la prenotazione risaliva a circa 4 mesi prima, che arriviamo da un lungo viaggio e siamo anche stanchi e che vorremo avere una camera.. Ci propongono una stanza per 4 che hanno libera, dicendo che è l’unica camera disponibile per quella notte..
Sinceramente meglio di niente, ma ne approfittiamo per farglielo pesare e ci guadagnamo la notte gratis!!
Il buio è calato su Lee Vining. Ci facciamo una bella doccia e andiamo a mangiare una bisteccona nel ristorante che avevamo visto poco prima. Sigarettina e passeggiata verso l’hotel e prima di fare nanna un caffè americano preparato da Franz con in sottofondo le olimpiadi 2008.
Il ritorno verso Ovest ci permette di ritornare nel fusorario iniziale, guadagnando quindi un’ora sul viaggio..e un’ora di sole in più la sera.
Ci svegliamo e fatto su tutto ci fermiamo a far colazione dalla nonna. Nel supermarket ha adibito una zona colazione.. Non offre molto di ‘artigianale’, ma si possono trovare fette biscottate, marmellatine, formaggi, salumi, toast, succhi e il solito caffettone americano. La cosa positiva è l’essere dentro ad un Supermarket: se non ti piace il menu’ della colazione puoi girare tra le corsie e prendere ciò che vuoi, compresa la cibaria per il pranzo al sacco. Ovviamente i prodotti presi dagli scaffali non sono inclusi nella colazione.
Salutiamo la nonna e questa fantastica cittadina che ormai ha acquisito diversi nomi: Tabbionville, Buganville, Droganville, Cannonville..
Saliamo in macchina e calcoliamo la strada da percorrere.. oggi ci aspetta un viaggio lungo, dobbiamo arrivare fino a Beatty, sul confine tra il Nevada e la California, nel perimetro della Death Valley. Per arrivarci passeremo obbligatoriamente lo Zion Park e costeggeremo Las Vegas, questo potrà prolungare un po’ il nostro viaggio in macchina.
Prima di iniziare il lungo cammino ci fermiamo a Tropic, facciamo benzina, un paio di telefonate a casa e rivediamo il mitico vecchio CowBoy che passeggia sotto il portico con i suoi stivaloni da texano! Ciao Ciao Nonno!
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Percorriamo la UT 12, la stessa strada che ci sta accompagnando in questo fantastico percorso da ieri. Ripassiamo davanti all’entrata del Bryce Canyon.. la voglia di tornare a vederlo c’è, ma dobbiamo proseguire.
La strada non ci delude con il paesaggio, infatti incontriamo subito il Red Canyon che, come dice il nome, è rosso fuoco! Attorno al rosso spunta un sacco di verde, è una zona splendida qui e la temperatura è perfetta, anche perchè ci troviamo ben a 7.777 piedi!!
Il blu del cielo satura talmente di colore che sembra ringraziare il nostro passaggio, ma siamo sempre più convinti a dover essere noi a ringraziare l’America per queste magnifiche zone.
Ed ecco che la 12 finisce.. una delle strade più belle che abbiamo percorso fino ad oggi!! Incontriamo di taglio l’89 e giriamo a sinistra, verso sud!
Per buona parte di strada il paesaggio che ci circonda ricorda le zone desertiche e secche che abbiamo visto. Anche qui il cambiamento di vegetazione è stato netto ed evidente. L’89 è una superstrada, questo ci permette di percorrerla più velocemente, fino all’incrocio con la 9.
The Temptation – Ain’t Too Proud To Beg
Passato il bivio con la 14, ci ritroviamo tra alte montagne rosse e verdi.. siamo nelle vicinanze dello Zion!
Giriamo sulla 9 ed eccoci nello Zion National park. Prima della vera entrata al parco attraversiamo una riserva indiana.. cavalli, tende indiane.. da non credere!!!
Lo Zion National Park è molto bello e vasto.. non presenta nulla di particolare ma non lascia nemmeno delusi! Pero’ è un passaggio obbligatorio e questo rallenta il viaggio di molte macchine su questa strada (la velocità consentita è di 35m/h pari a 45km/h). Anche per questo motivo decidiamo di fare un po’ di soste, brevi, ma sufficienti per poter conoscere meglio il parco.
Beach Boys – Wouldn’t It Be Nice
Attraversato il parco la marcia diventa più sostenuta, ma non ci vieta di notare un cartello all’inizio di una stradina, che porta in una Ghost City.
Come non andarci?!
La cosa particolare è che è abitata da grosse muccone.. mmm che bistecche ci si farebbero con quelle!!
Un paio di foto e via di nuovo in marcia!
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Proseguiamo ancora per un po’ sulla 9. Man mano che procediamo il paesaggio attorno a noi si abbassa, e perde il verde della natura. Stiamo andando verso Las Vegas, li di verde ci sono solo Cactus!
Prendiamo la Super strada 15 e via di gas! Questa è come una mega tangenziale che passa dallo Utah all’Arizona e infine in Nevada, dove attraversa Las Vegas.
Il percorso è veramente lungo, fuori fa un caldo micidiale e il paesaggio è bellissimo ma sempre uguale. Passiamo il primo confine Utah – Arizona ed spostiamo subito gli orologi indietro di un’ora!
La parte di Arizona è veramente breve.. sono una 50ina di km, non ce ne accorgiamo neanche, se non dal cartello che indica il passaggio Arizona – Nevada.
E a seguire di quel cartello ne vediamo altre decine, tutte con pubblicità di Casinò. Essì, questo è l’unico stato dove il gioco d’azzardo è consentito. Basta mettere tutti e 2 i piedi in Nevada che uno si puo’ giocare anche la casa!
Alle 14.00 Franco se ne esce con un’idea brillante: abbiamo tutti un po’ fame, pertanto propone di uscire dalla super strada e trovare un parchetto o un qualche overview dove fare il solito pranzo al sacco con carotine e creckerini. . . posto un po’ di foto prima di proseguire perchè è giusto che vi rendiate conto della zona tanto da poter capire come erano le nostre facce quando lui ci ha detto cosi:
Nonostante tutto gli diamo retta, usciamo in un bivio di cui non ricordo neanche il nome e ci dirigiamo in una zona dove era indicato qualcosa come “area pic nic” .. 110° Fh , le 2 di pomeriggio e ci ritroviamo a mangiare carotine in un area secca, nel caldo deserto roccioso, in mezzo al nulla, sotto ad una capannina di legno che faceva una leggera ombra, ma allo stesso tempo era piena di ragnatele.. Un posto molto frequentato!
Io non resisto più di tanto, sia per i ragni ma soprattutto per il caldo.. la mia pressione che normalmente è 50-90 sta calando terribilmente.
Mi metto in macchina che, pur essendo al sole, lascia l’idea di più fresco.
Osservo attorno a me.. siamo gli unici 4 stronzi ad aver avuto questa brillante idea.
Quando i 3 dell’Ave Maria hanno finito di mangiare riprendiamo la super strada, praticamente senza più pressione sanguigna nel corpo..
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Una curva, poi un’altra.. ma cosa vedo?! C’è la torre dello Stratosphere!!! Siamo alle porte di Las Vegas!! Cavoli, è veramente enorme questa città!
La zona della Strip, dove si affacciano gli Hotel più strani ed esagerati del mondo è facilmente riconoscibile da lontano.. in tutta la periferia, o meglio, nelle zone limitrofe alla Strip le case non superano i 2 piani.
La cosa impressionante è che la zona degli Hotel, vedendola da lontano risulta almeno 1/20 di tutta Las Vegas.
L’idea è quella di andare a prendere un buon caffè da Starbucks e rinfrescarci un pochino, comprensivo di pisciatina.
Arriviamo nell’ultimo tratto di periferia, prima di ributtarci nel caldo deserto (non che Las Vegas sia più fresca, ma sicuro è più vivibile e soprattutto hai l’aria condizionata nei negozi! Decidiamo di uscire in una zona piena di MegaMarket dove spuntava anche il simbolo di Starbucks.
Dopo esserci svuotati di litri e litri di pipì ci avviamo nell’angolo del coffe e ordiniamo i nostri 4 bicchieroni. Nell’attesa che ci venissero preparati, ci mettiamo ad osservare l’esposizione delle loro tazze, bicchieri, termos in vendita. Io e Anna prendiamo in mano 2 pezzi e discutiamo sull’estetista.. entrambe stiamo cercando un termos da portarci in Italia. Ad un certo punto Franco (e non so perchè) decide di prendere in mano la tazzone che stava dietro a tutte, proprio quella nell’ultima fila dello scaffale più in alto, faticando anche un po’ per tirarla fuori.. Tempo 2 secondi e si smonta tutto.
La scena è stata splendida. Quattro mongoli con la bocca aperta che guardano inermi una montagna di tazze, bicchieri, termos che crolla ai loro piedi, spaccandosi in centinaia di pezzi, tranne una tazza, salvata dal mio unico riflesso di mettere il piede sotto per attutire il colpo.. Peccato che avevo le infradito.. che male!!
Pur essendo cadute ed essendosi distrutte tutte le tazzine ci ritroviamo ancora immobili con la bocca aperta. Senza contare il baccano che ha fatto, dove metà della gente del super mercato è accorsa a vedere cosa fosse successo.. alcuni ridevano.. i commessi meno, ma sono stati molto gentili. Ci hanno detto che non c’era assolutamente problema, e non hanno voluto che pagassimo nulla, anche dopo aver insistito parecchio.
Prendiamo quindi il nostro caffè e ci allontaniamo per comprare 2 cose.. ovviamente girato l’angolo tutti e quattro ci siamo rivisti la scena e ci siamo messi a ghignare come matti, senza quasi respirare..
Compriamo le poche cose che ci servivano e ci dirigiamo alla cassa.. paghiamo ed usciamo a fumare una sigaretta.. in lontananza sentivamo ancora il tintinnare di cocci che il commesso stava raccogliendo con la scopa.. che figura di merda!! E manco gli abbiamo comprato una tazza!!
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Ripartiamo verso Beatty, di strada ce n’è ancora tanta. . Beatty si trova sul perimetro della Death Valley, la zona più calda di questo nostro viaggio.
La strada come sempre è dritta e attorno ci ritroviamo solo esclusivamente deserto. Tra le sfumature di marrone della terra e il blu del cielo notiamo una specie di autogrill completamente rosa lungo la strada. Decidiamo di fare una sosta, benzina e di scattare un paio di foto.. fa veramente caldo!!
Oltre a noi, a far benzina dal pompero rosa si fermano un sacco di Camion, enormi come tutto ciò che vive e gira qui in America.. belli pero’!
Decido di “offrire io il giro”, pertanto infilo la carta di credito nella fessurina e attendo l’ok per rifornirci.. ma nulla.. viene richiesto un Pin. Riprovo altre 3 volte.. “PIN:”.. Luca inizia a innervosirsi e a chiedermi “qual è il tuo pin???” e io “ma è la carta di credito, non serve il pin per utilizzarla” e lui “ma lo chiede!” e io “fammi riprovare” .. riprovo e compare la scritta: “See the Casher”..
Noi come quattro idioti fissiamo la scritta e contemporaneamente tutti e 4 ci giriamo verso la casa rosa per vedere se qualcuno ci faceva qualche segno.. hahahaha.
Ovviamente nessuno ci ha fatto “ciao ciao” con la manina, pertanto, dopo qualche secondo di vuoto mentale, io e Anna decidiamo di andare direttamente alla cassa.
All’interno parliamo con la benzinaia che ci dice che la benza si poteva fare solo pagando direttamente alla cassa.. l’importante è averlo capito.
Ci rimettiamo in marcia, Beatty è a pochissimi km.
The Rascals – Good Lovin’
Eccola!
Troviamo facilmente il Motel 6, in fondo Beatty conta poco più di mille anime.
Il posto è carino, la struttura sembra abbastanza nuova e accanto c’è un Hotel Casinò che brilla di luci colorate. Parcheggiamo l’auto ed entriamo nella hall per recuperare le chiavi delle camere.
E’ tutto carino e pulito.. pero’ non possiamo non notare un cartello che dice “Ci scusiamo in anticipo se troverete dei scarafaggi, ma stiamo attendendo la disinfestazione”. Subito il panico: “Oddio, ma avremo le camere invase dagli scarafaggi?! Speriamo di non averle a piano terra.. magari nei piani alti è meno probabile trovare questi schifidi insettini” .. senza contare che in america è tutto grande 4 volte le dimensioni a cui siamo abituati.. quindi che scarafaggi potremo mai trovare?!?!
Impezziamo subito la tizia alla hall chiedendo maggiori informazioni su quell’avviso.. molto gentilmente ci dice che quello è periodo di scarafaggi ma che ancora quelli della disinfestazione non sono venuti. Hanno messo il cartello solo per evitare lamentele in caso qualcuno trovasse degli scarafaggi, ma ancora loro non ne avevano visti.. Speriamo! Le nostre camere sono comunque al primo piano!!
Decidiamo di andare subito a sbirciare nel Casino’ per vedere se c’era una steak house.. Purtroppo il ristorante è una specie di pub, fanno piatti composti da hamburgher, patatine, sandwich etc.. hanno anche un menù giornaliero, dove notiamo per la sera c’è la “Soup della casa”, in memoria del viaggio a NY . . troppo lunga da raccontare, ma veramente divertente.
Ci docciamo, nessuno scarafaggio, ci prepariamo e andiamo a cena: Hamburgher, patatine e finalmente BudWeiser!!!
Dopo cena ci gettiamo nel casino’ e giochiamo qualche dollaro.. non abbiamo vinto nulla, ma tentar non nuoce! Nanna, domani ci aspetta una giornata lunga e soprattutto caldissima!!
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Mattina. E’ prevista la partenza verso la prossima tappa: Tabbionville! In realtà la cittadina dove dormiremo si chiama CannonVille.. pero’ abbiamo deciso di soprannominarla cosi’
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Siamo un po’ tristi perchè a Moab ci saremo stati volentieri un altro giorno, questa cittadina ci ha fatto innamorare.
Colazione in Hotel, macchina stipata di valige e via! Pronti per il ritorno ad Ovest.
Moab è stato il punto più a Est del nostro Viaggio.
Prima di uscire dalla cittadina decidiamo di concederci un Espresso all’Arches Book Company. Vi dirò, il caffè non è male, dovrebberlo farlo solo un po’ più basso.
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Lungo la 191 incontriamo il 4° coyote sek sul ciglio della strada.. va bhe, li abbiamo visti tutti morti.. pero’ possiamo dire di averli incontrati!! Il paesaggio che ci circonda nei primi km è rosso fuoco e piano piano si trasforma in colori pastello.. verdi, gialli e grigi.
The House of the Sun – Animals
Cerchiamo di andare dritto il piu’ possibile. La prima tappa dove faremo una sosta è la Goblin Valley e ci aspettano un bel po’ di km!
Finora siamo andati verso nord per prendere la 70. Questa super strada è comoda: viaggia verso est, è a 2 corsie e il limite imposto è dei 75 m/h!! Cerchiamo di recuperare tempo e teniamo il pedale del gas al limite anche se qui c’è un gran ventarazzo, e la macchina scossa un po’. Il paesaggio è quasi lunare, desertico e color calcare; poche sono le macchine che la percorrono.. in effetti non incrociamo grandi centri abitati.
La giornata è stupenda, agosto è un ottimo periodo per venire in queste zone e il caldo si sopporta bene.
Gaaaaasssssss!!
I Believe I Can Fly – R. Kelly
Ecco il mini-raccordo che ci farà uscire e prendere la 24!
Mi avevano raccontato che la statale 24 è famosa per essere lunghissima e drittissima.. beh, devo confermare che è proprio cosi’. Parliamo di più di 160km dritti, che si infilano in una distesa enorme di vegetazione desertica, tanti piccoli cespugli e attorno a noi in lontananza vediamo enormi rocce appiattite dal vento negli anni.
Se non credete sia cosi, giudicate voi stessi:
Wild World – Cat Stevens
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A meno della metà del nostro percorso sulla 24 incrociamo una stradina dove sembra abbiano buttato l’asfalto cosi’, giusto per permettere alle macchine di passare. Il cartello dice “Goblin State Park”, è dove dobbiamo girare!
La guida che Franz da buon cicerone ci legge durante i tragitti descrive questo parco come “Divertente” . . Bhe si, un po’ lo è come tutto quello che abbiamo visto, ma il parco ha anche il suo fascino naturale.
Questa valle è un insieme di strane formazioni rocciose circondate da un muro di roccia erosa. Gli studiosi indicano che queste piccole rocce siano i detriti di altipiani in arenaria erosi da antichi mari, e che le correnti abbiano levigato la loro superficie da renderli privi di angoli vivi. La loro forma particolare ricorda soprattutto dei funghi, ma la valle è stata nominata Goblin Valley perchè al tramonto le ombre di questi mega fungoni ricordano gli essere chiamati Goblin.
Già dal parcheggio percepiamo mooolto caldo. Luca e Anna si piazzano in un tavolone sotto una tettoia dedicata ai picnic. Sotto la tettoia si estende il Goblin e il silenzio lo circonda. Io e Franco invece decidiamo di sfidare il caldo e scendere a girellare attorno alle calde rocce che io chiamo “caganelli”.
Sono stranissime, sembrano siano state create da sabbia bagnata e poi fatte sekkare al sole. Non riconosco la forma del Goblin di D&D (che è l’unico che ho a mente) ed essendo l’ora di pranzo non posso verificare che almeno le ombre siano gobliniane. Siamo solo io e Franco tra le rocce.. e non c’è da chiedersi il perchè. Fa veramente caldo qui in mezzo, quindi decidiamo di saltellare tra una roccia e l’altra per qualche scatto e poi risalire, evitando di cioccare qui in mezzo.
Decidiamo di mangiare in veranda e goderci la pace del Goblin. Qui all’ombra è piu’ fresco ed essendo più in alto tira anche un po’ di arietta.
Pranzo al sacco solito: creckerini e carotine, accompagnati da formaggio e pepsi. Mangiamo con calma, siamo un po’ stanchini, ma poi riprendiamo l’auto per continuare sulla 24.
Born in the USA – Bruce Springsteen
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All’incrocio con la 24 troviamo dei Pronghorn, ovvero delle antilocapre.. un mix tra un antilope e una capra. Erano 4 e sfrecciavano nell’immensa prateria selvaggia. Non sono riuscita a fotografarli, ma è stato emozionante.. qui sei tu e la natura.
Continuiamo verso la UT 12 , ultima strada prima di Cannonville, o Tabbionville.
Lasciando la 24 il paesaggio si trasforma magicamente. Si innalza una natura quasi ingombrante, fangosa. Grosse colline grigie rigate di rosso, terra bianca e grigia, il verde è sparito sembra di essere su un pianeta mai visto.
Stay – U2
Poi di nuovo rocce rosse con ai piedi una folta vegetazione verde bottiglia. La strada diventa più stretta, percorriamo un canyon del complesso Capitol Reef. Facciamo una breve sosta per sgranchirci le gambe e riguardare la cartina per capire a che punto siamo.
La strada va sempre in salita e il paesaggio cambia in continuazione. Ora siamo circondati da abeti e betulle. E’ impressionante, in pochi km sembra di saltare da una dimensione ad un’altra.
Inizia a spiovigginare, anche il cielo fa la sua parte in questo quadro autunnale. Apro il finestrino e metto una mano fuori: le piccole fredde gocce d’acqua si appoggiano e scivolano via. Siamo tutti in silenzio, incantati.
Kissing You – Desiree
Arriviamo in un fantastico overview dall’alto di una mega montagna.
Riusciamo a vedere tutto, tutto il percorso che abbiamo appena fatto: c’è un monte piu’ alto di quello in cui siamo proprio di fronte a noi, e sotto di esso il deserto della 24, poi poco piu’ in la’ le montagne fangose, e poi quelle rosse, il verde, il bianco, il marrone.. Paglia, foto e anche qualche orello (il biscotto si intende). Franz molla anche qualche puzzetta.. il lungo viaggio l’ha un po’ scosso
Riprendiamo la strada per raggiungere la cima della montagna. Passiamo un cartello che indica l’altezza in cui ci troviamo: 2.800 metri. E stiamo ancora salendo!! L’aria è più fredda qui.
A destra, nel prato, ci sono un gruppetto di CowBoy che pascolano con i loro cavalli nell’erba.. li salutiamo dal finestrino e continuiamo lungo la 12, godendoci il paesaggio dall’alto.
Lungo la strada incontriamo l’ennesimo animale morto: una puzzola!! ma puzza non c’era, se non quella delle puzzette di qualcuno ..
Passiamo Boulder City, carina, molto country. Non ci fermiamo, vogliamo arrivare prima che faccia buio.
Verso Escalante attraversiamo un Canyon fantastico di cui ignoro il nome. Fa sempre parte del Capitol Reef ma non so come si chiami di preciso. E’ rocciosissimo, e la strada fa quasi paura: a destra e a sinistra c’è un precipizio.. aiutooo!
Ci fermiamo in una piazzola di sosta per fare un paio di foto.. sull’orlo del burrone vi era una tipa in culotte, mezza chiappa di fuori. Luca appena la vede chiama Franco e urlando gli dice “Franco, ve’ mo’ che bel panorama che c’è qua”. La tipa si gira e fa: “Vieni pure se vuoi far le foto, io me ne sto andando”.
Poca figura di merda!! Appena se ne sono andati (era col moroso) giù a ridere come matti!
Foto Foto Foto! .. anche il “bel panorama”
Ripartiamo ed entriamo in un altro canyon, arancione flash, con ai piedi una vegetazione verdissima. . probabilmente c’è anche un corso d’acqua laggiù.
Altra sosta foto. Nel risalire in macchina sento come una carezza sul sedere.. mi tocco subito la chiappa e .. NOOOO! Mi si son rotte le braghe!! Mi ritrovo un’apertura verticale di circa 20 cm su tutta la chiappa sinistra. Lo so.. dovevo aspettarmelo.. erano pantaloni vecchissimi che mi ero portata in viaggio proprio per i percorsi caldi. L’intenzione era poi quella di lasciarli a San Francisco dopo una scorpacciata di shopping.. ma loro hanno deciso di abbandonarmi prima.
Accendiamo il motore e proseguiamo verso Cannonville.. Non manca molto.
Incrociamo un auto che ci da le luci.. temiamo in un posto di blocco, pertanto rallentiamo anche se eravamo comunque nei limiti; le cinture le abbiamo tutti e 4, andiamo avanti tranquilli. Giriamo in una curva e sul ciglio della strada troviamo una muccona e il suo vitellino… VIVI!!! Finalmente animali sul ciglio della strada ma vivi, brucavano l’erba.. che patatosi!! Ecco perchè ci sfanalava quello la.. voleva avvisarci del possibile pericolo.. essi’, dietro una curva poi non è il massimo.
Anna sostiene che il periodo in cui una mucca è piu’ bella ( e ribadisco, Bella non buona), è dopo 6 mesi dal parto!
Attraversiamo Henriville, il paese prima del nostro.. paese, o qualcosa di simile: 4 case a destra e 4 case a sinistra. Il nostro dista meno di 10 km, per cui iniziamo a metterci le mani nei capelli: che posto tristissimo sarà Cannonville?!
Riprendiamo in mano un po’ di fogli con le indicazioni degli hotel che avevo stampato prima di partire.. L’hotel di Cannonville riporta una foto che pare una caserma.. senza contare che stanotte dormiremo in 4 per la modica cifra di 67$!! Meno di 12 euro a testa! Che nottata ci aspetterà?! Quale terribile hotel stile Psyco ci starà aspettando?!
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TATAAAAAAA! Il Cartello dice “Welcome to Cannonville” e a dire la verità.. è una figata di posto!
Il paesaggio attorno è più che splendido, siamo in mezzo alle montagne di roccia bianca a strisce rosse, fa fresco, siamo immersi nel verde e ci sembra di essere in uno di quei paesi dove tutti si conoscono, forse son tutti parenti tra di loro. Sembra di essere negli anni 70, qui il tempo si è fermato! Paesino di poche anime, poche e anche di una volta, ma tutto ben curato, nulla fuori posto, tutto ristrutturato.. una vera chicca.
Senza faticare troviamo subito il Grand Staircase Inn.
Entriamo dall’entrata principale che ci svela un minimarket interno. La nonna alla cassa ci accoglie con un gran sorriso e con modi molto carini.. è lei la padrona di tutto l’hotel + market. Gran bel donnone, capello corto ma in piega, camicione a quadretti, jeans e guanciotte rosse. Inoltre io e anna notiamo subito le sue mani, ci danno un’idea di pulito, sentiamo in questa signora l’aria della casalinga.
Vi sembrerà strano, ma è cosi.. una persona se è sozza lo vedi subito, e a me personalmente le persone sozze non piacciono, soprattutto se mi fanno dormire in una camera che gestiscono loro!
Paghiamo subito la stanza, con molta piu’ fiducia nei nostri 12 euro! Luca e Franco nel frattempo fanno un giretto nel market. Non ci siamo solo noi, ci sono delle altre persone, alcuni del paese, si riconoscono perchè chiaccherano con la signora come si fa con un conoscente; altri che chiedono una stanza libera, che purtroppo li al Gran Staircase Inn non c’è. La nonnona consiglia ai motociclisti di proseguire, ma conclude il discorso con voce amareggiata dicendo che probabilmente il primo hotel che potrebbe avere ancora stanze disponibili è a 90 miglia da li..
Azz.. 90 miglia sono quasi 120 km.. erano quasi le 19 e al buio percorrere quelle strade non è il massimo, soprattutto se non si ha la certezza di trovare poi un alloggio dove dormire.. poveri motociclisti.. ho letto nel loro volto un gran sconforto quando han sentito la nonna.
Quelli dietro di noi invece ridazzavano.. chissà perchè..
Saliamo in camera. Notiamo subito nel corridoio delle stanze una recente ristrutturazione, è tutto nuovo e molto confortevole. Apriamo la porta della nostra stanza.. è ENORME!! 2 lettoni king size ben distanziati l’uno dall’altro, un bagno bello grande e tutto nuovo. Il soffitto è altissimo e dalla finestra entra una bella luce!
Se tutte le camere a 12 euro fossero cosi’ ci farei davvero la firma!
Facciamo un paio di giri per portare su tutte le valige e al secondo io e Luca ci incantiamo a vedere 4 bikers che prendono la strada verso est, in cerca di un posto dove dormire.
Son troppo fighi, vestiti in pelle, moto e bandana.. stupendi!
Mentre son li che li osservo sento una leggera arietta nel sedere.. :O Cacchiarola!! E io che ho girato tutto il Gran StairCase Inn cosi?! Ecco perchè quelli la ridevano dentro al minimarket.. poca figura di merda..
Butto via le braghe rotte, ci docciamo al volo e scendiamo a chiedere alla vecchia dove poter cenare, magari con una buona bistecca. La nonnona ci consiglia di proseguire a Tropic, 5 miglia più avanti, e di andare a mangiare da Clark’s.
Le bistecche qui non devono essere male, anche se di cattive ancora non ne abbiamo trovate. Da quando siamo entrati in questa zona verdissima dello Utah abbiamo visto muccone di buona stazza, non di certo patite.. qui di erba e acqua ne hanno davvero tanta!!
Ragioniamo un attimo e vista l’ora decidiamo di andare al ristorante a chiedere fino a che ora facevano entrare i clienti e se potevamo prenotare un tavolo. L’idea era quella di andare a goderci il tramonto al Bryce Canyon e al ritorno fermarci al ristorante a mangiare. Il Bryce dista ad occhio 10 minuti di macchina, quindi dovremo farcela tranquillamente!
Arriviamo a Tropic e anche qui non fatichiamo a trovare il ristorante. Anna ed io entriamo per chiedere le informazioni che ci interessavano e appena entrati notiamo sulla destra un negozietto di dolciumi vari e souvenir.
Ma l’attrazione più grande è che dietro al bancone c’era un Cow Boy!! Sto nonno fantastico, col cappello texano, camicia a quadri, jeans ma soprattutto stivaloni con punta e sperone. Troppo figo! Avrà avuto almeno 70 anni!! Che cartola!
Chiediamo alla cameriera a che ora chiuderanno il ristorante e gentilmente ci risponde che alle 22 non prendono più dentro nessuno. Ci dice anche pero’ che non accettano prenotazioni.
Il ristorante al suo interno è molto carino, abbastanza grande, per la maggior parte in legno e con una cucina dalla quale escono profumi di carnazza alla griglia.. che fame!
Salutiamo la cameriera dicendole che torneremo più tardi e ci dirigiamo verso il Bryce Canyon! Tramonto, aspettaci!!
In the Summer Time – Mungo Jerry
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Dall’idea che ci eravamo fatti prima di partire e anche un po’ durante il viaggio, il Bryce ci risultava uno dei parchi meno “galattici” che avremo incontrato. Pensavamo fosse più banale, forse perchè rispetto al Gran Canyon o alla monument è meno publicizzato.
Arrivare al Bryce invece è stata una gran sorpresa. La strada che ci porta negli overview è circondata da immensi boschi d’acero e la cosa più sorprendente è che nei prati ci sono branchi di Wapiti femmine che pascolavano.
Stavano li, indisturbate dalle auto che ogni tanto passavano, e si lasciavano fotografare senza la minima paura.
Parcheggiamo e ci affacciamo subito sul mega terrazzone sopra al Bryce. WOW.
E’ affascinante e sinceramente abbiamo scelto il momento della giornata migliore per vederlo!
Colori rossi, gialli, arancioni distinguono le torrette di roccia dal verde scuro della vegetazione. Franco non lo riusciamo a trattenere.. c’è un percorso che porta fino giu, ma non avendo troppo tempo ed essendo stanchi decidiamo di rimanere a guardare il panorama dalla terrazza. Lui pero’ ci dice “scendo solo fin li” e in poco tempo non lo vediamo più. Compare dopo mezzoretta quasi, stanco morto.. e se è stanco lui significa che se ci fossimo andati noi saremo tornati su in barella! Ci godiamo gli ultimi minuti del tramonto, mentre Anna cerca di asciugare il sudore dalla schiena di Franco.
Saltiamo in auto, sono quasi le 20.30 e il parco ha chiuso gli ingressi da mezzora. E’ ormai buio e sulla strada verso l’uscita incontriamo ancora i Wapiti, molti più di prima, che cenano nel prato affianco alla strada. Ci fermiamo, provo a scendere dall’auto e mi avvicino piano piano per fare alcune foto.. sono tra loro, in mezzo a loro.. è bellissimo.. se non che una ha deciso di pisciarmi davanti agli occhi!
Via verso il ristorante consigliato dalla nonna.
Come antipasto qui in Ammerica, o almeno nel West America, usano spesso servire pane e burro. Negli altri ristoranti non era nulla di particolare ma qui ci siamo superati. Pane e burro fatti in casa. . il burro è leggermente salatino e tiepido, come il pane.. il primo giro finisce in pochi secondi e ne chiediamo subito un altro.
La carne, come ci aspettavamo, era ottima, accompagnata da 2 boccaloni da 2lt di birra Budweiser.
Cena fantastica, ringrazieremo la mitica nonna per averci consigliato questo posto! Spendiamo poco piu’ degli altri ristoranti finora visti, ma non superiamo i 20 euro a testa!!
Giornata lunga, come il suo stesso racconto.. tutti a nanna insieme! Domani ci attende un altra avventura!
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Pronti pr ripartire ci dirigiamo alla hall del carcere per lasciare le chiavi, riprenderci i nostri documenti e pagare. Presento la mia fattura, quella a 0$ che mi aveva fatto il tipo sporco la sera prima. La tizia, una ancor diversa, mi dice “You Are Free” che in italiano indica “Non paghi un cazzo”, mentre Anna ha firmato la fattura con la cifra concordata alla prenotazione. Io le chiedo una seconda volta se è sicura che i soldi non mi verranno scalati dal conto e la signora (almeno questa sorrideva) mi ha ribadito “You Are Free”.
Il dubbio in realtà c’è rimasto fino al momento in cui ci è pervenuto l’estratto conto della banca a casa, dove la notte a Blanding non è risultata. Purtroppo in Ammmerica usano strisciare la carta di credito appena ti presenti in albergo. Noi avevamo strisciato la carta di Luca ricevendo poi l’sms di notifica spesa mentre al momento dell’effettivo pagamento non avevamo ricevuto alcun sms che ci confermasse la notte gratuita.
Decidiamo poi di caricare la macchina e partire verso Moab, non tanto lontano da Blanding. Ci siamo rifiutati di far colazione in qul paese di spettri e siamo partiti in fretta e furia dopo un paio di scatti ricordo.
Consiglio a tutti i lettori: Evitate il Comfort Inn di Blanding, anzi, evitate totalmente Blanding.
La strada che porta a Moab appare subito molto verde. Attraversiamo colline molto simili a quelle della nostra Italia per poi ritrovarci in una prateria infinita. Passiamo un paese dal nome “Monticello” dove sulla strada princpale troviamo lo sceriffo col suo gippone imponente con la stella sulla portiera.. troppo fiko! La giornata è splendida, i colori meravigliosi, tali da farci dimenticare l’esperienza Blanding.
Vicino a Moab avremo l’Arches National Park, uno dei vari parchi particolare per le rocce a forma d’arco, come si intuisce dal nome. E già prima di arrivare a Moab troviamo lungo la strada queste forme.
Moab è veramente fantastica: è grande il giusto da proporti tutto ciò che è necessario, ha lo sceriffo ed è ben tenuta, accogliente. Si capisce subito dal primo impatto che è una meta turistica. Troviamo facilmente il motel dove dormiremo, appoggiamo le valige e andiamo alla ricerca di una uona colazione stile americano.
Sulla strada troviamo un locale con giardinetto interno che ci ispira e decidiamo di entrare. Ci accoglie una signora cosi detta “Figa d’una volta” che con gran brio ci fa accomodare in un tavolo in giardino. La vecchia: 50ina, fisico da vecia ma con lo spirito di una 20enne. Braghe di jeans al ginocchio, di quelle larghe allacciate sotto le tette e camicia infilata all’interno, rossa a quadrettoni blu.. insomma brutta e ridicola ai nostri occhi ma si è meritata 5$ di mancia in più da quella richiesta, solo per la simpatia.
A parte il fatto che la colazione, oltre ad essere un pranzo come misura, era buonissima, la tipa ad ogni nostra ordinazione faceva versi di entusiasmo strani, orgasmi post-menopausa, urlando con vocione rauco da ‘gooodooo’ : “Good Joooooooob”, stile stallona a far west. Che ridere e la barista era veramente fuori controllo, da 10+! Il locale era proprio carino, ci siamo gustati la mega colazione all’arietta fresca circondati da gran simpatia.
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Finita la colazione decidiamo di fare una passeggiata per Moab, soprattutto per digerire egg and bacon. Arriviamo al visitor center dove, tra acquisti e consigli dei gestori, Luca sparisce in bagno colto da cessite acuta. Provate ad immaginare l’odore che fluttuava all’interno del Visitor Center dopo aver pagato…
Pronti, dopo aver fatto scorta d’acqua ci dirigiamo in auto vrso l’entrata dell’Arches park.
Arches si è dimostrato uno dei parchi più belli visti fino ad ora.. non che siano classificabili perchè vi assicuro che questo viaggio andrà alla storia nei nostri ricordi, pero’ per quello che mi ero documentata pensavo che l’Arches fosse uno dei più brutti. Rocce appoggiate una sull’altra intente in un equilibrio nturale, stile “I Bulgari”, colori rossi a 360° che creano un contrasto perfetto col blu del cielo. Dalla strada in salita si ha un panorama fantastico: è bello avere giornate cosi nitide che permettono di vedere a miglia e miglia di distanza.
Mama and Papas – California Dreaming
L’enorme parco si gira tutto in auto per poi scendere nei vari overview. Abiamo visto forme bizzarre, come quella di un mega pene che io e Anna abbiamo votato con dieci. Il Three Gossip, che raffigura tre donne intente a spettegolare; la roccia di Willy il Coyote, quella che cerca sempre di buttarla su Beep Beep cadendoci invece lui sotto.. e proprio questa scena ci è venuta in mente quando la stavamo fotografando da sotto e abbiamo deciso di postarci; l’angolo del Sand Dune: uno stretto passaggio che porta in una “stanzetta” di sabbia rossa in mezzo a grosse rocce.
Fantastico, giudicate con i vostri occhietti.
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Torniamo dall’Arches che ancora c’è luce. Col fatto che sto parco era vicino possiamo goderci la giornata con molta più calma..e allora perchè non approfittarne per fare una bella nuotata nella piscina dell’hotel?! e cosi abbiamo fatto! Nuotatina e idromassaggio prima di una bella doccia.
A cena siamo andati in una Steak House/BBQ , più stile pub.. infatti non abbiamo mangiato divinamente ma siamo usciti soddisfatti.
Paglie digestive e poi a nanna.. un altro giorno ci aspetta!!
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