23:59 .: by ErEkA in Our Life, U.S.A. West Side, Viaggi :.
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Capitolo 16 – Verso Tabbionville

Mattina. E’ prevista la partenza verso la prossima tappa: Tabbionville! In realtà la cittadina dove dormiremo si chiama CannonVille.. pero’ abbiamo deciso di soprannominarla cosi’ :) .

Siamo un po’ tristi perchè a Moab ci saremo stati volentieri un altro giorno, questa cittadina ci ha fatto innamorare.

Colazione in Hotel, macchina stipata di valige e via! Pronti per il ritorno ad Ovest.

Moab è stato il punto più a Est del nostro Viaggio.

Prima di uscire dalla cittadina decidiamo di concederci un Espresso all’Arches Book Company. Vi dirò, il caffè non è male, dovrebberlo farlo solo un po’ più basso.

Arches Book Arches Book

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Capitolo 17 – la 191, poi la 70, poi la 24 e infine la 12

Lungo la 191 incontriamo il 4° coyote sek sul ciglio della strada.. va bhe, li abbiamo visti tutti morti.. pero’ possiamo dire di averli incontrati!! Il paesaggio che ci circonda nei primi km è rosso fuoco e piano piano si trasforma in colori pastello.. verdi, gialli e grigi.

The House of the Sun – Animals

191 191 191

Cerchiamo di andare dritto il piu’ possibile. La prima tappa dove faremo una sosta è la Goblin Valley e ci aspettano un bel po’ di km!

Finora siamo andati verso nord per prendere la 70. Questa super strada è comoda: viaggia verso est, è a 2 corsie e il limite imposto è dei 75 m/h!! Cerchiamo di recuperare tempo e teniamo il pedale del gas al limite anche se qui c’è un gran ventarazzo, e la macchina scossa un po’. Il paesaggio è quasi lunare, desertico e color calcare; poche sono le macchine che la percorrono.. in effetti non incrociamo grandi centri abitati.

La giornata è stupenda, agosto è un ottimo periodo per venire in queste zone e il caldo si sopporta bene.

Gaaaaasssssss!!

I Believe I Can Fly – R. Kelly

Ecco il mini-raccordo che ci farà uscire e prendere la 24!

Mi avevano raccontato che la statale 24 è famosa per essere lunghissima e drittissima.. beh, devo confermare che è proprio cosi’. Parliamo di più di 160km dritti, che si infilano in una distesa enorme di vegetazione desertica, tanti piccoli cespugli e attorno a noi in lontananza vediamo enormi rocce appiattite dal vento negli anni.

Se non credete sia cosi, giudicate voi stessi:

24

Wild World – Cat Stevens

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Capitolo 18 – Goblin Park

A meno della metà del nostro percorso sulla 24 incrociamo una stradina dove sembra abbiano buttato l’asfalto cosi’, giusto per permettere alle macchine di passare. Il cartello dice “Goblin State Park”, è dove dobbiamo girare!

La guida che Franz da buon cicerone ci legge durante i tragitti descrive questo parco come “Divertente” . . Bhe si, un po’ lo è come tutto quello che abbiamo visto, ma il parco ha anche il suo fascino naturale.

Questa valle è un insieme di strane formazioni rocciose circondate da un muro di roccia erosa. Gli studiosi indicano che queste piccole rocce siano i detriti di altipiani in arenaria erosi da antichi mari, e che le correnti abbiano levigato la loro superficie da renderli privi di angoli vivi. La loro forma particolare ricorda soprattutto dei funghi, ma la valle è stata nominata Goblin Valley perchè al tramonto le ombre di questi mega fungoni ricordano gli essere chiamati Goblin.

Già dal parcheggio percepiamo mooolto caldo. Luca e Anna si piazzano in un tavolone sotto una tettoia dedicata ai picnic. Sotto la tettoia si estende il Goblin e il silenzio lo circonda. Io e Franco invece decidiamo di sfidare il caldo e scendere a girellare attorno alle calde rocce che io chiamo “caganelli”.

Sono stranissime, sembrano siano state create da sabbia bagnata e poi fatte sekkare al sole. Non riconosco la forma del Goblin di D&D (che è l’unico che ho a mente) ed essendo l’ora di pranzo non posso verificare che almeno le ombre siano gobliniane. Siamo solo io e Franco tra le rocce.. e non c’è da chiedersi il perchè. Fa veramente caldo qui in mezzo, quindi decidiamo di saltellare tra una roccia e l’altra per qualche scatto e poi risalire, evitando di cioccare qui in mezzo.

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Decidiamo di mangiare in veranda e goderci la pace del Goblin. Qui all’ombra è piu’ fresco ed essendo più in alto tira anche un po’ di arietta.

Pranzo al sacco solito: creckerini e carotine, accompagnati da formaggio e pepsi. Mangiamo con calma, siamo un po’ stanchini, ma poi riprendiamo l’auto per continuare sulla 24.

Born in the USA – Bruce Springsteen

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Capitolo 19 – Capitol Reef

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All’incrocio con la 24 troviamo dei Pronghorn, ovvero delle antilocapre.. un mix tra un antilope e una capra. Erano 4 e sfrecciavano nell’immensa prateria selvaggia. Non sono riuscita a fotografarli, ma è stato emozionante.. qui sei tu e la natura.

Continuiamo verso la UT 12 , ultima strada prima di Cannonville, o Tabbionville.

Lasciando la 24 il paesaggio si trasforma magicamente. Si innalza una natura quasi ingombrante, fangosa. Grosse colline grigie rigate di rosso, terra bianca e grigia, il verde è sparito sembra di essere su un pianeta mai visto.

Stay – U2

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Poi di nuovo rocce rosse con ai piedi una folta vegetazione verde bottiglia. La strada diventa più stretta, percorriamo un canyon del complesso Capitol Reef. Facciamo una breve sosta per sgranchirci le gambe e riguardare la cartina per capire a che punto siamo.

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La strada va sempre in salita e il paesaggio cambia in continuazione. Ora siamo circondati da abeti e betulle. E’ impressionante, in pochi km sembra di saltare da una dimensione ad un’altra.

Inizia a spiovigginare, anche il cielo fa la sua parte in questo quadro autunnale. Apro il finestrino e metto una mano fuori: le piccole fredde gocce d’acqua si appoggiano e scivolano via. Siamo tutti in silenzio, incantati.

Kissing You – Desiree

Arriviamo in un fantastico overview dall’alto di una mega montagna.

Riusciamo a vedere tutto, tutto il percorso che abbiamo appena fatto: c’è un monte piu’ alto di quello in cui siamo proprio di fronte a noi, e sotto di esso il deserto della 24, poi poco piu’ in la’ le montagne fangose, e poi quelle rosse, il verde, il bianco, il marrone.. Paglia, foto e anche qualche orello (il biscotto si intende). Franz molla anche qualche puzzetta.. il lungo viaggio l’ha un po’ scosso :)

2800 scoreggia 2800

Riprendiamo la strada per raggiungere la cima della montagna. Passiamo un cartello che indica l’altezza in cui ci troviamo: 2.800 metri. E stiamo ancora salendo!! L’aria è più fredda qui.

A destra, nel prato, ci sono un gruppetto di CowBoy che pascolano con i loro cavalli nell’erba.. li salutiamo dal finestrino e continuiamo lungo la 12, godendoci il paesaggio dall’alto.

Lungo la strada incontriamo l’ennesimo animale morto: una puzzola!! ma puzza non c’era, se non quella delle puzzette di qualcuno ..  :)

Passiamo Boulder City, carina, molto country. Non ci fermiamo, vogliamo arrivare prima che faccia buio.

Verso Escalante attraversiamo un Canyon fantastico di cui ignoro il nome. Fa sempre parte del Capitol Reef ma non so come si chiami di preciso. E’ rocciosissimo, e la strada fa quasi paura: a destra e a sinistra c’è un precipizio.. aiutooo!

Ci fermiamo in una piazzola di sosta per fare un paio di foto.. sull’orlo del burrone vi era una tipa in culotte, mezza chiappa di fuori. Luca appena la vede chiama Franco e urlando gli dice “Franco, ve’ mo’ che bel panorama che c’è qua”. La tipa si gira e fa: “Vieni pure se vuoi far le foto, io me ne sto andando”.

Poca figura di merda!! Appena se ne sono andati (era col moroso) giù a ridere come matti!

Foto Foto Foto! .. anche il “bel panorama”

capitolreef belpanorama luca capitol

Ripartiamo ed entriamo in un altro canyon, arancione flash, con ai piedi una vegetazione verdissima. . probabilmente c’è anche un corso d’acqua laggiù.

Altra sosta foto. Nel risalire in macchina sento come una carezza sul sedere.. mi tocco subito la chiappa e .. NOOOO! Mi si son rotte le braghe!! Mi ritrovo un’apertura verticale di circa 20 cm su tutta la chiappa sinistra. Lo so.. dovevo aspettarmelo.. erano pantaloni vecchissimi che mi ero portata in viaggio proprio per i percorsi caldi. L’intenzione era poi quella di lasciarli a San Francisco dopo una scorpacciata di shopping.. ma loro hanno deciso di abbandonarmi prima.

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Accendiamo il motore e proseguiamo verso Cannonville.. Non manca molto.

Incrociamo un auto che ci da le luci.. temiamo in un posto di blocco, pertanto rallentiamo anche se eravamo comunque nei limiti; le cinture le abbiamo tutti e 4, andiamo avanti tranquilli. Giriamo in una curva e sul ciglio della strada troviamo una muccona e il suo vitellino… VIVI!!! Finalmente animali sul ciglio della strada ma vivi, brucavano l’erba.. che patatosi!!  Ecco perchè ci sfanalava quello la.. voleva avvisarci del possibile pericolo.. essi’, dietro una curva poi non è il massimo.

Anna sostiene che il periodo in cui una mucca è piu’ bella ( e ribadisco, Bella non buona), è dopo 6 mesi dal parto!

Attraversiamo Henriville, il paese prima del nostro.. paese, o qualcosa di simile: 4 case a destra e 4 case a sinistra. Il nostro dista meno di 10 km, per cui iniziamo a metterci le mani nei capelli: che posto tristissimo sarà Cannonville?!

Riprendiamo in mano un po’ di fogli con le indicazioni degli hotel che avevo stampato prima di partire.. L’hotel di Cannonville riporta una foto che pare una caserma.. senza contare che stanotte dormiremo in 4 per la modica cifra di 67$!! Meno di 12 euro a testa! Che nottata ci aspetterà?! Quale terribile hotel stile Psyco ci starà aspettando?!

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Capitolo 20 – Tabbionville e la nonna di Psyco!

TATAAAAAAA! Il Cartello dice “Welcome to Cannonville” e a dire la verità.. è una figata di posto!

Il paesaggio attorno è più che splendido, siamo in mezzo alle montagne di roccia bianca a strisce rosse, fa fresco, siamo immersi nel verde e ci sembra di essere in uno di quei paesi dove tutti si conoscono, forse son tutti parenti tra di loro. Sembra di essere negli anni 70, qui il tempo si è fermato! Paesino di poche anime, poche e anche di una volta, ma tutto ben curato, nulla fuori posto, tutto ristrutturato.. una vera chicca.

Senza faticare troviamo subito il Grand Staircase Inn.

Entriamo dall’entrata principale che ci svela un minimarket interno. La nonna alla cassa ci accoglie con un gran sorriso e con modi molto carini.. è lei la padrona di tutto l’hotel + market. Gran bel donnone, capello corto ma in piega, camicione a quadretti, jeans e guanciotte rosse. Inoltre io e anna notiamo subito le sue mani, ci danno un’idea di pulito, sentiamo in questa signora l’aria della casalinga.

Vi sembrerà strano, ma è cosi.. una persona se è sozza lo vedi subito, e a me personalmente le persone sozze non piacciono, soprattutto se mi fanno dormire in una camera che gestiscono loro!

Paghiamo subito la stanza, con molta piu’ fiducia nei nostri 12 euro! Luca e Franco nel frattempo fanno un giretto nel market. Non ci siamo solo noi, ci sono delle altre persone, alcuni del paese, si riconoscono perchè chiaccherano con la signora come si fa con un conoscente; altri che chiedono una stanza libera, che purtroppo li al Gran Staircase Inn non c’è. La nonnona consiglia ai motociclisti di proseguire, ma conclude il discorso con voce amareggiata dicendo che probabilmente il primo hotel che potrebbe avere ancora stanze disponibili è a 90 miglia da li..

Azz.. 90 miglia sono quasi 120 km.. erano quasi le 19 e al buio percorrere quelle strade non è il massimo, soprattutto se non si ha la certezza di trovare poi un alloggio dove dormire.. poveri motociclisti.. ho letto nel loro volto un gran sconforto quando han sentito la nonna.

Quelli dietro di noi invece ridazzavano.. chissà perchè..

Saliamo in camera. Notiamo subito nel corridoio delle stanze una recente ristrutturazione, è tutto nuovo e molto confortevole.  Apriamo la porta della nostra stanza.. è ENORME!! 2 lettoni king size ben distanziati l’uno dall’altro, un bagno bello grande e tutto nuovo. Il soffitto è altissimo e dalla finestra entra una bella luce!

Se tutte le camere a 12 euro fossero cosi’ ci farei davvero la firma!

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Facciamo un paio di giri per portare su tutte le valige e al secondo io e Luca ci incantiamo a vedere 4 bikers che prendono la strada verso est, in cerca di un posto dove dormire.

Son troppo fighi, vestiti in pelle, moto e bandana.. stupendi!

Mentre son li che li osservo sento una leggera arietta nel sedere.. :O  Cacchiarola!! E io che ho girato tutto il Gran StairCase Inn cosi?! Ecco perchè quelli la ridevano dentro al minimarket.. poca figura di merda..

bikers bikers

Butto via le braghe rotte, ci docciamo al volo e scendiamo a chiedere alla vecchia dove poter cenare, magari con una buona bistecca. La nonnona ci consiglia di proseguire a Tropic, 5 miglia più avanti, e di andare a mangiare da Clark’s.

Le bistecche qui non devono essere male, anche se di cattive ancora non ne abbiamo trovate. Da quando siamo entrati in questa zona verdissima dello Utah abbiamo visto muccone di buona stazza, non di certo patite.. qui di erba e acqua ne hanno davvero tanta!!

Ragioniamo un attimo e vista l’ora decidiamo di andare al ristorante a chiedere fino a che ora facevano entrare i clienti e se potevamo prenotare un tavolo. L’idea era quella di andare a goderci il tramonto al Bryce Canyon e al ritorno fermarci al ristorante a mangiare. Il Bryce dista ad occhio 10 minuti di macchina, quindi dovremo farcela tranquillamente!

Arriviamo a Tropic e anche qui non fatichiamo a trovare il ristorante. Anna ed io entriamo per chiedere le informazioni che ci interessavano e appena entrati notiamo sulla destra un negozietto di dolciumi vari e souvenir.

Ma l’attrazione più grande è che dietro al bancone c’era un Cow Boy!! Sto nonno fantastico, col cappello texano, camicia a quadri, jeans ma soprattutto stivaloni con punta e sperone. Troppo figo! Avrà avuto almeno 70 anni!! Che cartola!

Chiediamo alla cameriera a che ora chiuderanno il ristorante e gentilmente ci risponde che alle 22 non prendono più dentro nessuno. Ci dice anche pero’ che non accettano prenotazioni.

Il ristorante al suo interno è molto carino, abbastanza grande, per la maggior parte in legno e con una cucina dalla quale escono profumi di carnazza alla griglia.. che fame!

Salutiamo la cameriera dicendole che torneremo più tardi e ci dirigiamo verso il Bryce Canyon! Tramonto, aspettaci!!

In the Summer Time – Mungo Jerry

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Capitolo 21 – Tramonto al Bryce

Dall’idea che ci eravamo fatti prima di partire e anche un po’ durante il viaggio, il Bryce ci risultava uno dei parchi meno “galattici” che avremo incontrato. Pensavamo fosse più banale, forse perchè rispetto al Gran Canyon o alla monument è meno publicizzato.

Arrivare al Bryce invece è stata una gran sorpresa. La strada che ci porta negli overview è circondata da immensi boschi d’acero e la cosa più sorprendente è che nei prati ci sono branchi di Wapiti femmine che pascolavano.

Stavano li, indisturbate dalle auto che ogni tanto passavano, e si lasciavano fotografare senza la minima paura.

Parcheggiamo e ci affacciamo subito sul mega terrazzone sopra al Bryce.  WOW.

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E’ affascinante e sinceramente abbiamo scelto il momento della giornata migliore per vederlo!

Colori rossi, gialli, arancioni distinguono le torrette di roccia dal verde scuro della vegetazione. Franco non lo riusciamo a trattenere.. c’è un percorso che porta fino giu, ma non avendo troppo tempo ed essendo stanchi decidiamo di rimanere a guardare il panorama dalla terrazza. Lui pero’ ci dice “scendo solo fin li” e in poco tempo non lo vediamo più. Compare dopo mezzoretta quasi, stanco morto.. e se è stanco lui significa che se ci fossimo andati noi saremo tornati su in barella! Ci godiamo gli ultimi minuti del tramonto, mentre Anna cerca di asciugare il sudore dalla schiena di Franco.

Saltiamo in auto, sono quasi le 20.30 e il parco ha chiuso gli ingressi da mezzora. E’ ormai buio e sulla strada verso l’uscita incontriamo ancora i Wapiti, molti più di prima, che cenano nel prato affianco alla strada. Ci fermiamo, provo a scendere dall’auto e mi avvicino piano piano per fare alcune foto.. sono tra loro, in mezzo a loro.. è bellissimo.. se non che una ha deciso di pisciarmi davanti agli occhi! :)

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Via verso il ristorante consigliato dalla nonna.

Come antipasto qui in Ammerica, o almeno nel West America, usano spesso servire pane e burro. Negli altri ristoranti non era nulla di particolare ma qui ci siamo superati. Pane e burro fatti in casa. . il burro è leggermente salatino e tiepido, come il pane.. il primo giro finisce in pochi secondi e ne chiediamo subito un altro.

La carne, come ci aspettavamo, era ottima, accompagnata da 2 boccaloni da 2lt di birra Budweiser.

Cena fantastica, ringrazieremo la mitica nonna per averci consigliato questo posto! Spendiamo poco piu’ degli altri ristoranti finora visti, ma non superiamo i 20 euro a testa!!

Giornata lunga, come il suo stesso racconto..  tutti a nanna insieme! Domani ci attende un altra avventura!

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. . to be continued . .

 

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