Capitolo 27 – Rifornimento Prima Dell’Inferno
Ci alziamo e cerchiamo un posto per fare una bella colazione nutriente, per mettere su le energie necessarie ad affrontare la Death Valley. Troviamo l’Ensenada Grill e ci infiliamo dentro. Il posto è molto carino, ha una verandina tutta colorata e anche la colazione si presenta ottima. Prendiamo pancake, uova e bacon e tanto tanto caffè americano.
Mentre mangiamo, notiamo fuori nel parcheggio un omone molto simile a Babbo Natale ma alto circa 2 metri e di dimensione di almeno 130kg . . è appoggiato al suo jeeppone che riporta una scritta che ci entusiasma tutti: Snake Hunter .. miii incazzoso! Diciamo che uno così è meglio tenerselo amico!!
Finiamo la colazione con la colonna sonora del rutto di quello al tavolo di fianco, paghiamo e partiamo per la Death Valley per poi arrivare in California… Bye Bye Beatty!
Europe – The Final Countdown
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Capitolo 28 – Se non skiattiamo di Caldo c’abbiam del Culo!
La Death Valley non è molto distante da Beatty. C’è una strada lunga che ti porta dietro quelle montagne all’orrizzonte, e lì ti aspetta la morte. Beviamo fin da subito molta acqua per evitare il peggio.. qui cioccano 54°..
Superiamo le montagne ed eccola che si estende davanti a noi una prima parte di questo splendido parco. Si vedono i briluccichini dati dal caldo.. che spettacolo!
Le rocce che governano in questo parco sono fatte di Arenaria e Calcare. Qui milioni di anni fa giaceva un mare.. ora questa valle rappresenta il punto più basso del nord america: 86 metri sotto il livello del mare.
Alcune formazioni montuose riflettono il color oro.. Valle della Morte o valle dell’inferno come la chiamo io è il nome adatto.. qui c’è caldo, non ci sono alberi o cespugli verdi, è secc, silenzioso e i colori ricordano la ricchezza.. siamo nella casa del diavolo e lui osserva il nostro cammino.
La prima fermata all’interno del parco è lo StovePipes Wells, dove ci sono ancora i carri abbandonati dai pionieri che attraversavano il caldo deserto.
Che coraggio che avevano, uscendo dalla macchina si muore di caldo..la cosa positiva è che è molto ventilato.. aria bollente, pero’ aiuta a sentir meno l’afa.
Luca comunque non si fida e decide di aspettarci in macchina.. Scattiamo due foto vicino alla miniera e ci rimettiamo in marcia!
La seconda tappa prevista è il Campo da Golf del Diavolo, ma nel percorso troviamo un altro punto turistico: il Golden Canyon.
Scendiamo dall’auto e ci infiliamo a piedi attraverso le rocce di questo Canyon.. La strada prosegue, le persone che ritornano sono distrutte. Troviamo degli italiani e ci informiamo su dove porta il percorso. Ci dicono che prosegue nel canyon, che è molto bello, ma si crepa di caldo.. loro hanno camminato un’oretta e non avevano comunque raggiunto la fine, decidendo quindi di tornare indietro.
La nostra decisione è ancora più intelligente, scattiamo qualche foto dall’entrata e ritorniamo in macchina!
Arriviamo al Devil’s Golf Course. Ci stacchiamo dalla strada principale e prendiamo una stradina di ghiaia che ci porta all’overview.
Dall’alto questa zona sembra un tappeto liscio bianco come il latte, invece avvicinandoci notiamo che la terra è completamente smossa e sopra ai massi vi è un grosso strato di sale cristalizzato, che da lontano crea l’effetto bianco.
Leggiamo che lo strato di cloruro di sodio è spesso 1 / 2 metri e si estende per 64km di lunghezza e 8 di larghezza per un totale di circa 520km di superficie. La superficie essendo cosi’ frastagliata non permetterebbe a chi giocasse a golf, di trovare nemmeno una pallina di tante colpite e per questo motivo è stato scelto il nome Devil’s Golf Course.
Raggiungiamo il Badwater, e qui troviamo realmente un piatto pavimento bianco, ma tanto bianco da bruciare gli occhi. Questo è il punto più basso, 86 metri sotto il livello del mare, ed è un bacino d’acqua salata.
Proprio vicino alla strada, stupiti, vediamo un po’ d’acqua che tenta di sopravvivere anche lei al gran caldo.
Qui troviamo un po’ più di gente rispetto agli altri punti, perfino un pullman di nonni. Scendiamo dall’auto e passeggiamo sul crostone di sale.. e se si rompe?! :O
Decidiamo di percorrere una strada parallela che attraversa alcune zone rocciose molto particolari, tanto da aver portato questo punto turistico ad avere il nome di Artist’s Palette.
E ci sentiamo minuscoli mentre attraversiamo queste chiazze di color pastello.. è talmente affascinante che il caldo non lo sentiamo quasi più, si sale su, poi a destra e subito a sinistra.. la strada è strettissima ma è un senso unico. Scendiamo a picco giù e poi di nuovo in alto e attorno a noi solo tanti colori e roccia, sabbia, polvere..
Bello eh?
Ci rimettiamo in marcia verso l’ultimo punto che abbiamo intenzione di visitare, dopo di che proseguiremo la death in direzione California.
Ad essere sincera di altri posti interessanti da visitare in questa valle ce ne sono molti, pero’ questo da mia esperienza lo considero il parco più difficile: il caldo è il protagonista di questa impresa, qui bisogna fare molta attenzione soprattutto al sole in testa.. inoltre il parco è immenso, ma ha pochissime strade all’interno e i punti d’interesse sono ovviamente in punti lontanissimi tra loro, a volte anche raggiungibili solo da strade sterrate.
Questo significa che per vedere tutto non si puo’ calcolare un itinerario sensato, ma occorre andare a vedere quello, poi tornare indietro di km e andare a vedere quell’altro e poi tornare di nuovo indietro e prendere uno sterrato e fare 15 km a passo d’uomo, e poi l’altra cosa è dalla parte opposta e ci vogliono 2 ore.. etc.. per questo lo considero il parco più difficile che fino ad ora abbiamo fatto.
Detto questo non poteva assolutamente mancare uno dei punti più famosi della Death Valley, ovvero lo Zabriskie Point, dove hanno girato il film omonimo di Michelangelo Antonioni nel 1970.
La strada che porta allo Zabriskie di certo non ci schifa il viaggio:
Arriviamo allo Zabriskie Point.. qui il paesaggio è extraterrestre e non mi limito a fare foto.. !
Ci orientiamo e prendiamo la strada che porta ad Ovest, verso il confine con la California. Mentre viaggiamo con la nostra Vagina decidiamo di scatenarci prendendo uno sterrato, percorsi creati appositamente per i jeepponi: praticamente strade a senso unico che affiancano quella principale ma ti permettono, oltre che vedere un panorama un po’ differente, anche di divertirti con la macchina. Luca ovviamente guidando è quello che si è divertito più di tutti!
Prima di Furnace Creek, punto informazioni e di ristoro all’interno della Valle della Morte, incontriamo le famose Sand Dunes, le dune di sabbia.. sono li, immobili nonostante il vento.. sembra che qualcuno sia arrivato con dei camion di sabbia e li abbia scaricati per 5km quadrati in mezzo alle rocce.
Anna e Franco prendono a piedi e vanno a calpestarle mentre io e luca ci rilassiamo un po’ in auto con una bella sigarettina.. Lo stereo trasmette BaBa O’Reil e noi come due matti a cantarla a squarciagola, con i finestrini giu’.. e nel pezzo musicale a ballare, con tutta la macchina che scuoteva .. ahahah che ridere, che matti.. talmente matti che perfino un americano (anche lui turista) si è girato con un sorriso a 92 denti facendoci con il pollice il segno di OK!
A Furnace Creek ci fermiamo per prendere da bere, fare pipi’ e comprare qualche gadget che il negozio offre. Troviamo delle T-Shirt molto belle e anche delle felpe che non possiamo fare a meno di comprarle, oltre a cartoline e qualche altro pensierino..
Paglia e ripartiamo, verso l’attesa California. Saliamo su di una montagna dove la visuale non è bella nitida fino a quando si apre a noi una vallata enorme tagliata in due dalla strada che stiamo per percorrere.
Una volta scesi sulla montagna ci fermiamo su questa linea dritta asflatata e ci godiamo a 360° il paesaggio che ci circonda.. Notiamo inoltre su di una montagna un gruppo di dune di sabbia.. anche quelle sembrano uno scherzo della natura!
Dream Theater – The Dark Eternal Night
Risaliamo sulla montagna e attraversiamo una serie di burroni alquanto inquietanti.. ci fermiamo su di un overview dal quale si puo’ ammirare una buona parte della Death Valley. Sopra di noi inizano a passare degli aerei militari da addestramento; sfiorano le rocce e quasi noi, passano continuamente che quasi lo spettacolo diventano loro più che il panorama.
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Capitolo 29 – Perso Tutto
Uscendo dalla Death Valley arriviamo in poco tempo a Lone Pine, cittadina ai piedi della Montagna più grande della Sierra Nevada: 4.421 metri e a “soli” 120km dal punto più basso a -86 metri. Effettivamente è enorme, senza contare che la strada che stiamo percorrendo è sui 1200 metri d’altezza circa.Al di là del monte possiamo trovare il Sequoia National Park che pero’ visiteremo tra qualche giorno.
Inchinandoci ai piedi della maestosa montagna, decidiamo di prendere un coffe a Lone Pine. Cittadina molto carina, ben curata e ricca di zone verdi.. ma ancora sentiamo l’ombra del gran caldo della Death Valley.
Riprendiamo il viaggio costeggiando il muro di enormi montagne che ricadono a picco sulla valle che ci porterà verso Lee Vining, un po’ stanchi della giornata.
Qui è tutto più verde, l’aria è molto più fresca e anche qui il paesaggio è affascinante. Troviamo un sacco di muccone nelle zone di erba che costeggiano la strada e tanti paesini ben tenuti. Tra un paesino e l’altro, in questa strada drittissima verso Lee Vining, incrociamo zone indimenticabili: a sinistra sovrasta la catena montuosa che ci divide dalla zona ovest della california e a destra sconfinati campi verdi abitati da grossi branchi di cervi.
Arriviamo accanto ad un enorme lago: Lake Crowley. Ci fermiamo un po’ a gustarci il panorama e a scattare una serie di foto..
E’ già pomeriggio inoltrato, l’aria è purissima e mano a mano che ci avviciniamo alla meta il paesaggio si fa sempre più verde e montuoso.
Arriviamo finalmente a Lee Vining, molto piu’ piccola di quando immaginavo ma in una zona fantastica.
Siamo a 2 passi dall’entrata dello Yosemite e sotto di noi si estende il Mono Lake! Mentre cerchiamo l’hotel cerco di fare un’altra foto al paesello .. la macchina fotografica fa un rumore strano.. un CRRROOOOOOOCRRUUUCRAK e flippa . . Spengo, la riaccendo la macchina e mi compare una scritta di errore. . . riaccendo e puf.. non ci sono più foto..nulla di nulla, la scheda risulta completamente vuota ![]()
Ecco perchè non sto allegando immagini.. perchè dalla Death Valley a qui ho perso tutto ;( Vi metto qualche foto di Lee Vining:
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Capitolo 30 – Lee Vining porta Sfiga allora!
Dopo una serie di imprecazioni per aver perso tutte le foto notiamo un ristorantino con una bella vista sul lago dove poter far cena, e troviamo l’hotel a 2 passi. L’hotel è mooolto carino, è composto da piu’ strutture ad un piano, con la terrazzina e tutte le porte delle camere, immerso nel verde di un giardinetto privato che funge anche da parcheggio.
Entriamo nell’ufficio io e Anna per prendere le chiavi delle nostre camere.. Diamo nome e cognome e attendiamo la ragazza che effettua tutti i controlli. Dopo 5 minuti torna dicendoci che non aveva la nostra prenotazione.
Io ovviamente mi ero portata tutte le stampe delle conferme ricevute dagli alberghi e le ho messo davanti agli occhi la loro, per 2 stanze doppie. . la tipa torna a fare dei controlli e chiama anche il suo collega.. dopo altri 10 minuti tra cui una telefonata al loro responsabile tornano dicendo che c’è stato un errore.
Le nostre prenotazioni le hanno ricevute ad aprile, ma non le hanno mai caricate in banca dati, quindi effettivamente non avevano riservato le nostre stanze.
PANICO.
Iniziamo a fare voce grossa, spiegando che la prenotazione risaliva a circa 4 mesi prima, che arriviamo da un lungo viaggio e siamo anche stanchi e che vorremo avere una camera.. Ci propongono una stanza per 4 che hanno libera, dicendo che è l’unica camera disponibile per quella notte..
Sinceramente meglio di niente, ma ne approfittiamo per farglielo pesare e ci guadagnamo la notte gratis!!
Il buio è calato su Lee Vining. Ci facciamo una bella doccia e andiamo a mangiare una bisteccona nel ristorante che avevamo visto poco prima. Sigarettina e passeggiata verso l’hotel e prima di fare nanna un caffè americano preparato da Franz con in sottofondo le olimpiadi 2008.
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. . to be continued . .

















































