Capitolo 8 – Page
Anna e Franco si sono svegliati prima di noi per andare correre nello spettacolo di paesaggio che per me era anora ignoto. Quando ho aperto gli occhi la prima visione è stata una gruccia con appese le mutande di Franz. In camera c’era del movimento: l’Anna e Luca parlavano del più e del meno mentre Franco faceva stretching in terrazza davanti a un deserto color oro .. Arrivando di notte non mi ero accorta ne immaginavo di poter godere di un così bel panorama da quella terrazzina. Mi affaccio accanto a Franz il quale, concentrato sullo stretching come se avesse appena corso la maratona di New York, mi racconta di esser stato inseguito da un branco di cani affamati e di aver corso anche più forte diquanto previsto per nn essere mangiato vivo.
Decidiamo di preparare le valige e scendere per fare colazione in albergo. L’hotel è veramente stupendo, una costruzione nuova in mattone, con unabella piscinetta all’aperto circondata da graziosi alberelli. Struttura pulita, il personale è stato molto gentile e la colazione ottima, soprattutto se fatta fuori alla vista del panorama. Paglia e poi via a ricaricare le valige in modalità Tetris. Prima di partire per andare a fare un po’ di spesa e raggiungere l’agezia al centro di Page per penotare la visita all’Antelope Canyon io e Franz scattiamo le ultime foto dell’albergo.
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Capitolo 9 – Antelope, sarà per la prossima volta
Page è stupenda e si adatta perfettamente alla natura e alla bellezza che la circonda. A parte il fatto che è veramente grande, si estende su di una collina e attorno ha l’infinito spettacolo del lake powell. Questa zona è una di quelle che riserva più attrazioni ed è una delle tappe più belle del nostro viaggio. Arriviamo all’agenzia che effettua le escursioni all’Antelope Canyon e ci informiamo per la visita. Ci dicono che l’orario migliore sarebbe quello delle 10 in quanto verso le 10.30 la luca penetra di più all’interno del canyon e ciò permette di osservare le meravigliose sfumature di colore e i giochi d luce. Questo non significa che gli altri orari siano orribili ma quello delle 10 è il più gettonato… peccato solo che fossero già le 10.05 e il gippone (già carico di persone) fosse appena partito. Il tour successivo era previsto per le 13.30 e questo ci ha lasciato indecisi per un bel po’. Scegliere di aspettare 3 ore significava dover girare per un po’ li nella zona, mangiare qualcosa, andare all’Antelope e partire verso lo Utah alle 16.30.. saremo arrivati tardissimo e forse non avremo visto tutto con la giusta luce. Quindi decidemmo di rinunciare all’Antelope e guardare con più calma tutto il resto. Che gran peccato.. saperlo prima avremmo calcolato 2 giorni a Page… pace, sarà per il prossimo viaggio.
Leggiamo meglio le attrazioni della zona e decidiamo di andare a vedere l’Horseshoe Bend a 2 km dal nostro Hotel. Dalla strada principale parte un piccolo sterrato che si ferma ai piedi di una collinetta di sabbia e cespugli. Parcheggiamo come fanno altrie iniziamo a salire a piedi. La salita tira, siamo sulla sabbia e in più il sole inizia a picchiare veramente. Arrivati in cima notiamo che la vera attrazione è più avanti ma da li non riusciamo a capire in cosa consiste questo “Ferro di cavallo”. Continuiamo la calda passeggiata denudandoci man mano e bevendo un sacco d’acqua. il sentiero termina in una piattaorma di roccia levigata dal vento che precipita nel vuoto. Con molta cautela, sdraiati ci affacciamo al burrone..ed eccolo, l’Horseshoe bend.
Che spettacolo, rimaniamo letteralmente a bocca aperta. Attorno a noi solo silenzio, non si sentivano le auto, non si sentiva nessuno parlare, eravamo tutti in contemplazione, era il Canyon il veroprotagonista.. noi sembravamo solo aquile in volo. Il precipizio era veramente alto, lo capiao soprattutto guardando le barche che passavano nel Colorado sotto di noi. Seduti sul bordo non poteva mancare una bella sigaretta e tante tante foto.
Ritorniamo verso l’auto prima che il sole delle 12 ci faccia sekkare e li incontriamo il nostro primo scoiattolino.. sebrava un topino, piccolino e col codino meno gonfio. Decidiamo di andare verso il Lake Powell, visitare la diga e le zone circostanti. Colori in sintonia e paesaggi lunari circondano Page.. ci sembra di essere all’interno di un dipinto. Passiamo sulla diga ed entriamo nel parco nazionale. Ci fermiamo su una panchina e pranziamo con creckerini e carotine davanti all’infinita distesa d’acqua.
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Capitolo 10 – Willy, Beep Beep e le porte dello Utah
Ore 15 ci rimettiamo in macchina per andare alla Monument Valley. La strada è lunga ma talmente bella che ci staresti giorni su giorni. Attraversiamo zone talmente diverse tra loro anche se distanti pochi km. Vediamo rocce, poi pianure infinite, prati fioriti e poi paesaggi aridi.. il giallo, il verde e poi l’azzurro..
One Republic – Stop and Stare
Il cielo dell’Arizona sembra molto più grande del cielo che solitamente accompagna le tue giornate, questo perchè ovunque ti giri vedi spazi infiniti e l’orizzonte a 360°. E’ blu, limpido, pulito, respiri un’aria più fresca ed è decorato da tante nuvolette bianche che trasmettono profondità. Viaggiamo a 70 miglia orarie, nel verde e giallo delle calde distese di terra.
Ore 17.30, quasi al tramonto, arriviamo in un paesino di cui non ricordo il nome. Da li la Monument Valley è a pochi passi e già il paesaggio analogo si sta formando attorno a noi. Facciamo una pausa da burger king per un cafettone americano e per andare in bagno.. purtroppo non c’era uno starbucks nella zona e ci accontentiamo del caffè sdozzo di BK..
Ci rimettiamo in auto, la strada è drittissima e ogni tanto vediamo spuntare grosse rocce, montagne direi, che ti fanno pensare a quanto è bizzarra la natura.
La luce è sempre più rossa, sono rimaste poche ore al buio quando la vediamo spuntare all’orizzone.. la Monument Valley con le sue grandi montagne rocciose rosso fuoco.
Ci avviciniamo sempre più entusiasti a quello che è un vero far west e facciamo ciò che fanno tutti i turisti: la foto in mezzo alla strada! E’ abbastanza facile farla in quanto la strada è infinita, passano pochissime auto ad una velocità tale da permetterti di programmare l’autoscatto, sdraiarti sulla strada ed emettere un bel chees! Peccato nn aver messo un appoggio sotto la macchina .. si vede più strada che altro!
Proseguiamo alla ricerca dell’entrata del parco, quella che ti permette di passare in mezzo alle rocce in auto o a cavallo come un vero cow boy. Ma siamo in un film, vero?! Arriviamo ad un bivio ma i fanciulli ignorano le mie indicazioni e ci ritroviamo laterali al parco.. Lo spettacolo non è sicuramente brutto ma scgliamo in pieno l’entrata. Facendo una botta di conti tornare indietro significava rischiare di trovare chiuso (qui siamo alle porta dello stato dello Utah dove abiamo 1 ora in più, quindi sono già le 19). Inoltre l’albergo per la prossima notte è a molti km e volevamo evitare di guidare al buio. Pertanto proseguiamo e ci rifermiamo più avanti per salutare alla luce del tramonto quella meraviglia che non abbiamo potuto gustare totalmente.
Mentre cerchiamo di raggiungere l’intersezione con la 163 mi godo ciò che mi circonda e vedo l’ombra di una nuvola.. la sua anima, si staccava da lei per raggiungere il suolo. Non avevo mai visto una cosa del genere, scopro la natura ogni giorno, mi sento parte di essa.
Continuiamo verso Bluff. La strada che porta in questo paese gialla, verde e rossa.. l’ora è quella ideale, i colori mostrano il meglio di se’. Passata Bluf incrociamo il Mexican Hat, la roccia simile ad un cappello da messicano.
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Capitolo 11 – La Lite
Arriviamo ormai al buio al paese in cui passeremo la notte: Blanding. Ridente cittadella nel nulla: 2 strade che si incrociano, 40 case, 5 motel, una chiesa un bar e 3 ristoranti di cui 2 già chiusi. Il nostro alloggio è il Comfort Inn, brutto da fuori, simile ad una caserma.. dentro: molto peggio. Come entriamo nella hall troviamo una vecchia “altamente scopabile” in mutande che parla con un signore.. La hall era buia, tapezzeria scura e .. presente quando ti sa di sporco?? Ecco, così. La ragazza nella hall ci caga dopo un po’ e ci consegna le stanze adiacenti al piano terra: notiamo che con la nostra stanza fa la registrazione della chiave elettronica mentre con quella di Anna e Franco no, ma non ci diamo peso.. entriamo per fare una doccia al volo per poi andare a mangiare.
Grazie alle nostre guide troviamo un ristorantino carino, l’unico aperto oltretutto. Dentro un sacco di italiani o comunque di turisti che avevano scelto come noi la triste Blanding come tappa per dormire.
Aspettiamo veramente tanto, il posto non è grande ma anche loro si capisce non sono abituati a dover gestire una fila di clienti in attesa. Il locale è molto caratteristico: pavimento di piastrelle marroni dopoguerra, tendine a quadri grigi e verdi, vecchi zavagli di ogni tipo appesi al muro e tavoli di legno con seduta rossa. Finalmente ci sediamo e ordiniamo carnazza (classica steak ai ferri) e patatine fritte. La cena è stata ottima (per poi 90$ in 4!) ma nell’uscire dal ristorante sento la necessità di correre in camera.. la giornata non era stata il massimo da quel punto di vista.. forse gli sbalzi tra aria condizionata e i 50° che cioccavano fuori, non so.. sta di fatto che non stavo benissimo. Inoltre dopo un paio di performance degli omarelli si è iniziato a parlare di scorregge. Luca dava istruzioni su come scorreggiare senza far rumore, ovvero, con le mani tieni aperte le chapas.. ma con un inconveniente: se hai lo stronzo che bacia la mutanda rischi di lasciarci la sgommata. Queste sono perle di saggezza!!
Arriviamo finalmene in hotel, ci salutiamo ma io e luca rimaniamo in corridoio.. la chiave non era più riconosciuta dalla porta. Dopo un paio di tentativi, incazzati e stanchi ci dirigiamo verso la hall per chiamare la ragazza in turno di notte. La giandona dopo un po’ sifa viva in cima al lungo corridoio e con l’eleganza di un elefante e la velocità i una tartaruga si avvicina a noi.. la scena faceva molto Shining. Cosa fa sta qua? prova per mezzora ad aprire la porta con la nostra chiave.. senza ovviamente alcun risultato. Cerchiamo di spiegarle che la tipa del pomeriggio aveva fatto una nuova registrazione e quindi forse poteva provare a farla anche lei. Torna indietro lungo il corridoio con la velocità di prima e dopo un po’ riappare con il macchinino per la registrazione. Fa n tentativi ma senza risultato. Telefona a qualcuno e gli dice di venire in hotel.
Passa in tutto un’ora e noi ci ritroviamo ancora nel corridoio. Arriva un tizio, mezzo filippino, capello unto sguardo cupo. Premettendo che manco saluta quando arriva si mette a fare prove con la nostra chiave. Ci semrava di essere su Cany Camera. Allora anche con questo iniziamo a spiegare la storia della registrazione e chiediamo se hanno una chiave di riserva per quella porta. Sparisce e ritorna con uno spray tipo Cif e uno straccio.. e cosa fa la volpe?! Spruzza il liquido all’interno del circuito e poi cerca di pulirlo con lo straccio. Io rimango senza parole cosi come gli altri e quando il tipo prova ad aprire la porta con la chiave l pora non da più segni di vita. Se prima c’era il beep beep beep di “non riconosciuto” ora vi era solo silenzio. Sale il nervoso, soprattutto dopo l’ennesima prova di infila e sfila la chiave. Il tizio si gira verso di noi e ci dice che tra 15/20 minuti avrebbe trovato il modo di aprirla.. Non c’ho più visto, gli sono salatata quasi al collo iniziandogli ad urlare che c’era poca serietà, che era un’ora e mezza che aspettavamo, che volevo andare in camera, che li c’erano le nostre valige e che per quel servizio del cazzo che ci stavano dimostrando volevo indietro i miei 95$. Vi assicuro che scancherare in inglese non èsemplice, ma con l’incazzo e la stanchezza le parole sono uscite da sole, tutte in fila.. talmente in fila che il tipo ci ha detto che sarebbe entrato dalla finestra, ci avrebbe atto prendere le valige per poi andarcene, sia noi sia gli altri 2. Aveva alzato i toni quanto me e per completare il suo incazzo Luca gli ha detto “You are crazy”.. forse era meglio fosse stato zitto perchè il tipo si è girato e gli a iniziato ad urlare in faccia cose che non abbiamo capito completamente. Anna l’ha interotto e con maniere più calme di quantone potessimo avere io e luca lo ha fatto ragionare: gli ha spiegato che siamo stanchi, che abbiamo voglia di andare a dormire e che questo inconveniente ci ha turbati, ma allo stessotempo erano ormai passate 2ore senza che loro facessero nulla, che era impossibile che non avessero una chiave di riserva o una camera in più, e che comnque sia noi siamo i clienti e quello non era stato un trattamento adeguato. Il tizio si calma e ci vaad aprire la camera enrando dalla finestra. Dopo 10 minuti che siamo dentro bussa, ci chiede scusa e ci da un foglio dove attesta che per quella notte non pagheremo nulla. Siamo tutti più sereni ora, andiamo a nanna che domani ci aspetta un’altra bella giornata.
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Un immenso Augurio e un GROSSO abbraccio ad