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Capitolo 8 – Page

Anna e Franco si sono svegliati prima di noi per andare  correre nello spettacolo di paesaggio che per me era anora ignoto. Quando ho aperto gli occhi la prima visione è stata una gruccia con appese le mutande di Franz. In camera c’era del movimento: l’Anna e Luca parlavano del più e del meno mentre Franco faceva stretching in terrazza davanti a un deserto color oro .. Arrivando di notte non mi ero accorta ne immaginavo di poter godere di un così bel panorama da quella terrazzina. Mi affaccio accanto a Franz il quale, concentrato sullo stretching come se avesse appena corso la maratona di New York, mi racconta di esser stato inseguito da un branco di cani affamati e di aver corso anche più forte diquanto previsto per nn essere mangiato vivo.

Decidiamo di preparare le valige e scendere per fare colazione in albergo. L’hotel è veramente stupendo, una costruzione nuova in mattone, con unabella piscinetta all’aperto circondata da graziosi alberelli. Struttura pulita, il personale è stato molto gentile e la colazione ottima, soprattutto se fatta fuori alla vista del panorama. Paglia e poi via a ricaricare le valige in modalità Tetris. Prima di partire per andare a fare un po’ di spesa e raggiungere l’agezia al centro di Page per penotare la visita all’Antelope Canyon io e Franz scattiamo le ultime foto dell’albergo.

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Capitolo 9 – Antelope, sarà per la prossima volta

Page è stupenda e si adatta perfettamente alla natura e alla bellezza che la circonda. A parte il fatto che è veramente grande, si estende su di una collina e attorno ha l’infinito spettacolo del lake powell. Questa zona è una di quelle che riserva più attrazioni ed è una delle tappe più belle del nostro viaggio. Arriviamo all’agenzia che effettua le escursioni all’Antelope Canyon e ci informiamo per la visita. Ci dicono che l’orario migliore sarebbe quello delle 10 in quanto verso le 10.30 la luca penetra di più all’interno del canyon e ciò permette di osservare le meravigliose sfumature di colore e i giochi d luce. Questo non significa che gli altri orari siano orribili ma quello delle 10 è il più gettonato… peccato solo che fossero già le 10.05 e il gippone (già carico di persone) fosse appena partito. Il tour successivo era previsto per le 13.30 e questo ci ha lasciato indecisi per un bel po’. Scegliere di aspettare 3 ore significava dover girare per un po’ li nella zona, mangiare qualcosa, andare all’Antelope e partire verso lo Utah alle 16.30.. saremo arrivati tardissimo e forse non avremo visto tutto con la giusta luce. Quindi decidemmo di rinunciare all’Antelope e guardare con più calma tutto il resto. Che gran peccato.. saperlo prima avremmo calcolato 2 giorni a Page… pace, sarà per il prossimo viaggio.

Leggiamo meglio le attrazioni della zona e decidiamo di andare a vedere l’Horseshoe Bend a 2 km dal nostro Hotel. Dalla strada principale parte un piccolo sterrato che si ferma ai piedi di una collinetta di sabbia e cespugli. Parcheggiamo come fanno altrie iniziamo a salire a piedi. La salita tira, siamo sulla sabbia e in più il sole inizia a picchiare veramente. Arrivati in cima notiamo che la vera attrazione è più avanti ma da li non riusciamo a capire in cosa consiste questo “Ferro di cavallo”. Continuiamo la calda passeggiata denudandoci man mano e bevendo un sacco d’acqua. il sentiero termina in una piattaorma di roccia levigata dal vento che precipita nel vuoto. Con molta cautela, sdraiati ci affacciamo al burrone..ed eccolo, l’Horseshoe bend.

Che spettacolo, rimaniamo letteralmente a bocca aperta. Attorno a noi solo silenzio, non si sentivano le auto, non si sentiva nessuno parlare, eravamo tutti in contemplazione, era il Canyon il veroprotagonista.. noi sembravamo solo aquile in volo. Il precipizio era veramente alto, lo capiao soprattutto guardando le barche che passavano nel Colorado sotto di noi. Seduti sul bordo non poteva mancare una bella sigaretta e tante tante foto.


Ritorniamo verso l’auto prima che il sole delle 12 ci faccia sekkare e li incontriamo il nostro primo scoiattolino.. sebrava un topino, piccolino e col codino meno gonfio. Decidiamo di andare verso il Lake Powell, visitare la diga e le zone circostanti. Colori in sintonia e paesaggi lunari circondano Page.. ci sembra di essere all’interno di un dipinto. Passiamo sulla diga ed entriamo nel parco nazionale. Ci fermiamo su una panchina e pranziamo con creckerini e carotine davanti all’infinita distesa d’acqua.

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Capitolo 10 – Willy, Beep Beep e le porte dello Utah

Ore 15 ci rimettiamo in macchina per andare alla Monument Valley. La strada è lunga ma talmente bella che ci staresti giorni su giorni. Attraversiamo zone talmente diverse tra loro anche se distanti pochi km. Vediamo rocce, poi pianure infinite, prati fioriti e poi paesaggi aridi.. il giallo, il verde e poi l’azzurro..

One Republic – Stop and Stare

Il cielo dell’Arizona sembra molto più grande del cielo che solitamente accompagna le tue giornate, questo perchè ovunque ti giri vedi spazi infiniti e l’orizzonte a 360°. E’ blu, limpido, pulito, respiri un’aria più fresca ed è decorato da tante nuvolette bianche che trasmettono profondità. Viaggiamo a 70 miglia orarie, nel verde e giallo delle calde distese di terra.

Ore 17.30, quasi al tramonto, arriviamo in un paesino di cui non ricordo il nome. Da li la Monument Valley è a pochi passi e già il paesaggio analogo si sta formando attorno a noi. Facciamo una pausa da burger king per un cafettone americano e per andare in bagno.. purtroppo non c’era uno starbucks nella zona e ci accontentiamo del caffè sdozzo di BK..

Ci rimettiamo in auto, la strada è drittissima e ogni tanto vediamo spuntare grosse rocce, montagne direi, che ti fanno pensare a quanto è bizzarra la natura.


La luce è sempre più rossa, sono rimaste poche ore al buio quando la vediamo spuntare all’orizzone.. la Monument Valley con le sue grandi montagne rocciose rosso fuoco.

Ci avviciniamo sempre più entusiasti a quello che è un vero far west e facciamo ciò che fanno tutti i turisti: la foto in mezzo alla strada! E’ abbastanza facile farla in quanto la strada è infinita, passano pochissime auto ad una velocità tale da permetterti di programmare l’autoscatto, sdraiarti sulla strada ed emettere un bel chees! Peccato nn aver messo un appoggio sotto la macchina .. si vede più strada  che altro!

Proseguiamo alla ricerca dell’entrata del parco, quella che ti permette di passare in mezzo alle rocce in auto o a cavallo come un vero cow boy. Ma siamo in un film, vero?! Arriviamo ad un bivio ma i fanciulli ignorano le mie indicazioni e ci ritroviamo laterali al parco.. Lo spettacolo non è sicuramente brutto ma scgliamo in pieno l’entrata. Facendo una botta di conti tornare indietro significava rischiare di trovare chiuso (qui siamo alle porta dello stato dello Utah dove abiamo 1 ora in più, quindi sono già le 19). Inoltre l’albergo per la prossima notte è a molti km e volevamo evitare di guidare al buio. Pertanto proseguiamo e ci rifermiamo più avanti per salutare alla luce del tramonto quella meraviglia che non abbiamo potuto gustare totalmente.

Mentre cerchiamo di raggiungere l’intersezione con la 163 mi godo ciò che mi circonda e vedo l’ombra di una nuvola.. la sua anima, si staccava da lei per raggiungere il suolo. Non avevo mai visto una cosa del genere, scopro la natura ogni giorno, mi sento parte di essa.

Continuiamo verso Bluff. La strada che porta in questo paese  gialla, verde e rossa.. l’ora è quella ideale, i colori mostrano il meglio di se’. Passata Bluf incrociamo il Mexican Hat, la roccia simile ad un cappello da messicano.

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Capitolo 11 – La Lite

Arriviamo ormai al buio al paese in cui passeremo la notte: Blanding. Ridente cittadella nel nulla: 2 strade che si incrociano, 40 case, 5 motel, una chiesa un bar e 3 ristoranti di cui 2 già chiusi. Il nostro alloggio è il Comfort Inn, brutto da fuori, simile ad una caserma.. dentro: molto peggio. Come entriamo nella hall troviamo una vecchia “altamente scopabile” in mutande che parla con un signore.. La hall era buia, tapezzeria scura e .. presente quando ti sa di sporco?? Ecco, così. La ragazza nella hall ci caga dopo un po’ e ci consegna le stanze adiacenti al piano terra: notiamo che con la nostra stanza fa la registrazione della chiave elettronica mentre con quella di Anna e Franco no, ma non ci diamo peso.. entriamo per fare una doccia al volo per poi andare a mangiare.

Grazie alle nostre guide troviamo un ristorantino carino, l’unico aperto oltretutto. Dentro un sacco di italiani o comunque di turisti che avevano scelto come noi la triste Blanding come tappa per dormire.

Aspettiamo veramente tanto, il posto non è grande ma anche loro si capisce non sono abituati a dover gestire una fila di clienti in attesa. Il locale è molto caratteristico: pavimento di piastrelle marroni dopoguerra, tendine a quadri grigi e verdi, vecchi zavagli di ogni tipo appesi al muro e tavoli di legno con seduta rossa. Finalmente ci sediamo e ordiniamo carnazza (classica steak ai ferri) e patatine fritte. La cena è stata ottima (per poi 90$ in 4!) ma nell’uscire dal ristorante sento la necessità di correre in camera.. la giornata non era stata il massimo da quel punto di vista.. forse gli sbalzi tra aria condizionata e i 50° che cioccavano fuori, non so.. sta di fatto che non stavo benissimo. Inoltre dopo un paio di performance degli omarelli si è iniziato a parlare di scorregge. Luca dava istruzioni su come scorreggiare senza far rumore, ovvero, con le mani tieni aperte le chapas.. ma con un inconveniente: se hai lo stronzo che bacia la mutanda rischi di lasciarci la sgommata. Queste sono perle di saggezza!!

Arriviamo finalmene in hotel, ci salutiamo ma io e luca rimaniamo in corridoio.. la chiave non era più riconosciuta dalla porta. Dopo un paio di tentativi, incazzati e stanchi ci dirigiamo verso la hall per chiamare la ragazza in turno di notte. La giandona dopo un po’ sifa viva in cima al lungo corridoio e con l’eleganza di un elefante e la velocità i una tartaruga si avvicina a noi.. la scena faceva molto Shining. Cosa fa sta qua? prova per mezzora ad aprire la porta con la nostra chiave.. senza ovviamente alcun risultato. Cerchiamo di spiegarle che la tipa del pomeriggio aveva fatto una nuova registrazione e quindi forse poteva provare a farla anche lei. Torna indietro lungo il corridoio con la velocità di prima e dopo un po’ riappare con il macchinino per la registrazione. Fa n tentativi ma senza risultato. Telefona a qualcuno e gli dice di venire in hotel.

Passa in tutto un’ora e noi ci ritroviamo ancora nel corridoio. Arriva un tizio, mezzo filippino, capello unto sguardo cupo. Premettendo che manco saluta quando arriva si mette a fare prove con la nostra chiave. Ci semrava di essere su Cany Camera. Allora anche con questo iniziamo a spiegare la storia della registrazione e chiediamo se hanno una chiave di riserva per quella porta. Sparisce e ritorna con uno spray tipo Cif e uno straccio.. e cosa fa la volpe?! Spruzza il liquido all’interno del circuito e poi cerca di pulirlo con lo straccio. Io rimango senza parole cosi come gli altri e quando il tipo prova ad aprire la porta con la chiave l pora non da più segni di vita. Se prima c’era il beep beep beep di “non riconosciuto” ora vi era solo silenzio. Sale il nervoso, soprattutto dopo l’ennesima prova di infila e sfila la chiave. Il tizio si gira verso di noi e ci dice che tra 15/20 minuti avrebbe trovato il modo di aprirla.. Non c’ho più visto, gli sono salatata quasi al collo iniziandogli ad urlare che c’era poca serietà, che era un’ora e mezza che aspettavamo, che volevo andare in camera, che li c’erano le nostre valige e che per quel servizio del cazzo che ci stavano dimostrando volevo indietro i miei 95$. Vi assicuro che scancherare in inglese non èsemplice, ma con l’incazzo e la stanchezza le parole sono uscite da sole, tutte in fila.. talmente in fila che il tipo ci ha detto che sarebbe entrato dalla finestra, ci avrebbe atto prendere le valige per poi andarcene, sia noi sia gli altri 2. Aveva alzato i toni quanto me e per completare il suo incazzo Luca gli ha detto “You are crazy”.. forse era meglio fosse stato zitto perchè il tipo si è girato e gli a iniziato ad urlare in faccia cose che non abbiamo capito completamente. Anna l’ha interotto e con maniere più calme di quantone potessimo avere io e luca lo ha fatto ragionare: gli ha spiegato che siamo stanchi, che abbiamo voglia di andare a dormire e che questo inconveniente ci ha turbati, ma allo stessotempo erano ormai passate 2ore senza che loro facessero nulla, che era impossibile che non avessero una chiave di riserva o una camera in più, e che comnque sia noi siamo i clienti e quello non era stato un trattamento adeguato. Il tizio si calma e ci vaad aprire la camera enrando dalla finestra. Dopo 10 minuti che siamo dentro bussa, ci chiede scusa e ci da un foglio dove attesta che per quella notte non pagheremo nulla. Siamo tutti più sereni ora, andiamo a nanna che domani ci aspetta un’altra bella giornata.

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. . . to be continued . . .

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Capitolo 4 – Bye Bye Las Vegas

Sveglia alle 6:30.. d’altronde il fusorario e il fatto di essere andati a dormire alle 20 han fatto il loro dovere.

Carichiamo i bagagli nel baule.. dopo 5 tentativi troviamo la combinazione giusta e scattiamo la foto per non dimenticare la posizione di ogni valigia.

Colazione accanto al Motel, in una tavola calda davvero caratteristica (Coco’s). Mangiamo uova strapazzate e bacon.. Ottimo anche se ci sembrava di pranzare, ma d’altronde era da un giorno che non toccavamo del cibo!

Il caffè si sa non è il massimo.. acqua nera bollente che continuamente ti servono.. eh già, qui paghi un caffè che è una caraffa e man mano che lo bevi passa la cameriera a farti gratuitamente il refill.

Mentre stiamo per alzarci, sazi e felici, alla radio iniziano a trasmettere “I Heard It Through The Grapevine” di Marvin Gaye… e allora come non ballare sculettando e cantando in mezzo ai tavoli?! hop hop hop

Spesa veloce al market e pronti per iniziare il vero viaggio on the road. Siamo troppo carichi, sia di entusiasmo che di bagagli :)

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Capitolo 5 – Route 66

Usciamo da Las Vegas percorrendo una delle tante enormi strade dove non vedi ne’ l’inizio ne’ la fine.

Prima tappa prevista: Hoover Dam.

Già mi piangono gli occhi di gioia per il paesaggio fantastico e insolito che ci circonda. Attraversiamo montagne rocciose; è caldo fuori. Proseguendo arriviamo in un punto panoramico dal quale vediamo il blu del Lake Mead farsi largo fra il giallo roccioso. 2 foto e ci rimettiamo in viaggio.

In poco tempo arriviamo a Hoover Dam, uno degli scenari del film “Transformers“. Beh.. è una diga.. sicuramente nel contesto è eccezionale ma penso che con una veduta aerea meriti di più.. a piedi si vede il meno. Qui il confine Nevada/Arizona.

Continuiamo verso una destinazione molto più lontana: Il Grand Canyon.

L’idea è quella di uscire dalla super strada e prendere la famosissima Route 66 per 200km di storia fino ad incontrare la strada che porta al Grand Canyon.

Appena iniziamo a percorrere la Route 66 veniamo avvolti da un mantello fatto di un’ insolita magia.

Ogni tanto vediamo comparire piccole strutture che accolgono i viaggiatori, soprattutto motociclisti, offrendo a loro immagini e vita very wild e tantissimi gadget.

Sulla nostra destra ci affianca una ferrovia e poco dopo vediamo un treno merci lungo km e km che la percorre. Ci accostiamo in una piazzola, io scendo e fotografo la particolarità delle buchette della posta. Qui usano tenerle tutte sulla strada principale. Cassettine vecchie ma utilizzate perchè dentro c’è della posta .. ma le case?! Dove sono?! :O Da una strada perpendicolare alla Route 66 vediamo arrivare un auto che sembra apparsa dal nulla. Si ferma, apre una buchetta, prende la posta e si immette verso una destinazione sicuramente lontana.

Luca nel mentre sta facendo pipì .. ed ecco la foto artistica.

Ci fermiamo in una casa di legno molto suggestiva.. mi sono innamorata di quel posto! Vecchie insegne Route 66 e CocaCola appese ovunque; un paio di auto arrugginite e non complete di tutte e 4 le ruote parcheggiate fra cespugli verdi e gialli che danno alla terra desertica dell’Arizona un contrasto di colore frizzante.

E poi ci sono le vecchie pompe di benzina, quelle che ormai le vedi solo nei film e accanto le seggiolone di legno a dondolo, sotto la veranda.. manca solo il nonno con cappello, barba bianca e spiga in bocca. Ma forse siamo in un film?!

Entriamo ed eccolo li, il nonno con jeans, T-shirt e barbone bianco. Ci accoglie con tutta la gentilezza che ha accumulato negli anni di vita tra i vari turisti e ci fa fare un giro nel negozietto. Prendo un po’ di souvenir: qualche calamita, l’apri-bottiglie della cocacola, un adesivo Route 66 da appiccicare da qualche parte e un paio di cartoline. Al momento di pagare chiedo al nonnino di potergli fare una foto.. lui si sistema dietro il suo bel bancone di legno e si mette in posa.

CHEEEEEEEEEEEEEEEES.

Ci polleggiamo un po’ fuori, io sigarette e gli altri 3 gelato. Si sta davvero bene qui. Sulla strada passa qualcuno circa ogni 20 minuti, e son tutti turisti!

Proseguiamo il nostro cammino.. il tempo si fa sempre più grigio.. ma vuoi ben dire che andiamo a trovare brutto tempo proprio al Grand Canyon!?

In lontananza, e nemmeno troppa, vediamo lo sfogarsi di un bel temporale..lampi (saiette) che si schiantano a terra seguite da un ruggito profondo. Aiuto!!

Arriviamo a Williams.. il tempo non è per niente bello. Spiovicchia e fa un gran freddo! E’ già iniziato il pomeriggio e volevamo mangiar qualcosa.. troviamo sulla strada un chiosco che fa hamburger, hot-dog.. e decidiamo di prendere qualcosa li. Scendiamo dall’auto con la felpa e ci dirigiamo in fretta dentro al localino.

Mangiamo un paio di hot-dog e patatine mentre passa nel parcheggio un corvo grande più della ciki.. qui i corvi sono enormi, dei tacchini neri praticamente.

Attorno a noi il paesaggio è fatto di abeti, siamo in montagna e la cosa che ancor più ci sorprende è che la strada che porta al Grand Canyon è tutta cosi’. Io mi aspettavo un paesaggio molto più roccioso e desertico, invece son solo distese di abeti verde bottiglia su terra quasi rossa. Ogni tanto avvistiamo un abete sek e brusè in mezzo agli altri e capiamo che quella è una zona tendente ai fulmini.. speriamo venga il sole. Effettivamente avevo letto prima di partire che l’altopiano attorno a tutto il Gran Canyon sta circa sui 1700-1800 metri dal livello del mare, sotto vi scorre il fiume Colorado che appunto ha creato questa immensa gola lunga circa 450km.

Lungo la strada ci sono un sacco di cartelli di “Attenti ai Wapiti“. Chissà se ne vedremo… In questo viaggio oltre a bellissimi paesaggi spero di poter vedere qualche bestiola libera nel suo habitat naturale.

Ci fermiamo per comprare la tessera annuale che ci permetterà di entrare in tutti i parchi nazionali per un anno. 50 euro ad auto, direi più che conveniente contando che il costo dell’accesso singolo ad un parco sta sui 15/20 euro (sempre ad auto).

Pipi, popò e cartina, siamo pronti all’incontro con una delle meraviglie naturali più suggestive del mondo.

La strada costeggia tutto il lato sud della gola fino ad inoltrarsi in un agglomerato di camping/villaggi adibiti a chi fa escursioni all’interno della gola per andare a visitare le tribù indiane navaho. Al primo point view accostiamo e ci buttiamo sull’orlo di questa enorme crepa che già si intravedeva dalla strada. C’è un gran ventarazzo, spioviggina e fa veramente ma veramente freddo. Il cielo è nuvoloso ma non totalmente coperto.

Arriviamo. Mi sento terribilmente piccola, tutto sembra perfettamente disegnato, rocce di ogni tonalità di rosso, arancione e giallo che si accavallano una con l’altra, poi si separano per poi scendere e infine risalire e non riuscirne a veder la fine. E’ grandioso, un’immensità di bellezza appena percepibile dalla quale fatichi a togliere lo sguardo.

Passeggiamo un po’ sull’orlo, non ci sono parapetti, non c’è nulla che ti impedisca di cader di sotto, ma non senti paura, solo il suono dell’infinito.

Scatto ovviamente un centinaio di foto subito. Poi mi fermo e incantata osservo, scruto ogni minimo angolo, cerco minuscoli sentieri che si intravedono fra le rocce. Qualcuno più azzardato scende su rocce alla vista instabili che si addentrano nel vuoto e stanno li’, in piedi, come padroni del mondo intero.

Decidiamo di proseguire con l’auto fino alla fermata delle navette che fanno il giro del “belvedere” smollandoti nei punti panoramici. Chiaramente la navetta che avevamo battezzato, quella che faceva il giro in cui l’auto non poteva arrivare, era out of service causa lavori alla strada. Allora in macchina andiamo in un altro overview tra quelli segnalati, parcheggiamo e ci avventuriamo a piedi. Leggiamo che da li parte il sentiero che porta (dopo 8 ore di cammino) a un villaggio navaho. Nel frattempo aveva smesso di piovere e il cielo prometteva di schiarirsi, pertanto decidiamo di scendere un po’ .. non fino al villaggio ovviamente anche perchè ormai si faceva buio. Ci incamminiamo in questa stradina inghiaiata e piena di merde di mulo.. che puzza, ma lo spettacolo attorno a noi cacciava via ogni cattivo odore. Foto, foto e ancora foto. C’è un silenzio ovattato, come quando nevica ed esci in strada e hai la sensazione di essere in una campana di vetro.

Cambiamo over view e costeggiamo un altro tratto di canyon. Qui troviamo più gente, forse perchè è uno dei punti con maggior veduta. C’è un terrazzino che si affaccia nella gola: scendo e mi ritrovo circondata da un rosso caldo. Negli ultimi minuti di luce il sole ha deciso di farsi vedere e i colori del paesaggio sono notevolmente cambiati. Poco distante troviamo il visitor center, entriamo. All’interno oltre alla riproduzione del Gran Canyon notiamo che tutta la parete che affaccia sulla gola è fatta di vetro.. Ed ecco la visione a 180° di questa immensa meraviglia. E’ l’ora del tramonto, esco per non avere nulla che mi vieti di annusare l’aria, percepire l’infinito sul viso e di sentirmi piccola piccola. In pochi minuti ho visto il tramonto più bello della mia vita. In silenzio, dall’alto, a contemplare la bellezza, come un amante della classica si godrebbe la più bella sinfonia mai scritta. Restiamo li fino al buio inerti accorgendoci solo dopo che il tempo passa troppo in fretta.

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Capitolo 6 – Incontri inaspettati

Abbiamo 180km circa a Page, dove dormiremo questa notte. La strada è tanta e per niente illuminata. Luca si prepara, saliamo tutti in auto e partiamo piano piano. Il primo pezzo di strada non è comodissimo. Molte curve, attorno solo migliaia di scuri abeti. Per fortuna non siamo proprio soli per strada. Qui andiamo veramente piano (40-50 km/h) e speriamo non sia tutta cosi’ fino a Page.

Durante il tragitto qualcosa appare dagli alberi a destra, attraversa la strada e si ferma nella corsia opposta. Luca frena e accende gli abbaglianti per illuminare la massa che ci ha attraversato la strada. Ed eccolo li. Il Wapiti. E’ gigante, è più alto della jeep e la larghezza delle corna è immensa. Si gira con tutta l’eleganza che la natura gli ha donato, verso di noi, ci osserva.. forse siamo più incuriositi noi di lui. Rimaniamo immobili ad osservarlo, poi prende e scompare negli alberi. Rimaniamo senza parole e senza muoverci. Che animale stupendo a pochi metri da noi.

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Capitolo 7 – Verso Page

La strada è sempre più buia, ogni tanto incrociamo un’altra auto o un tir, ma non sono molto frequenti questi incontri. I tir, come un po’ tutto il resto, sono enormi e quando li incroci ti spostano. Per fortuna ora è molto più dritta ma Luca è affaticato e ogni tanto chiude un occhio. Io cerco di tenerlo attivo, gli altri 2 sdormicchiano. Penso abbiamo attraversato luoghi fantastici ma non visibili purtroppo. Ogni tanto i fari dell’auto illuminavano rocce colorate, montagne, poi pianure. Ad un certo punto siamo passati in mezzo a 2 mura di roccia e la strada era strettissima.. peccato non averla fatta di giorno.

In lontananza avvistiamo Page, finalmente siamo arrivati. Dalla chiazza di luci capiamo che come cittadina è abbastanza grande.

Appena entrati in città troviamo il nostro motel: il Days Inn. Ci piace subito, la struttura si vede che è nuova e ben tenuta. Ha un gran parcheggio e un bel giardino con piscina, infatti troviamo un po’ di bambini che fanno il bagno. Entriamo, consegnamo i documenti e saliamo in camera. Questa notte avremo dormito assieme. La camera è molto bella e grande, ci sono al centro 2 lettoni king size, un bel bagno grande, ottimo spazio per muoversi e una bella tv. Franco la accende subito e si sintonizza sulle Olimpiadi di Pechino 2008. Noto che la camera ha una bella terrazza ma non riesco a capire su dove affaccia. Sicuramente sarà comoda per mettere le scarpe a far evaporare un po’ di puzzetta. Ci sistemiamo un attimo e andiamo subito a cercare un posto aperto per cenare, contando che sono le 23.

La signora che presidiava nella hall ci ha consigliato il Denny’s perchè vicino e aperto 24h su 24h. Siamo andati li e abbiamo ordinato quel che il menù di scarsa qualità proponeva… Una schifezza. Io e Luca abbiamo ordinato una specie di Gordon Blue e degli anelli di cipolla fritti. Anna e Franco hanno preso delle bistecche orrende con della roba fritta.

Che la cena non fosse stata ottima ne ho avuto conferma anche di notte in quanto son stata malissimo tutto il tempo; forti dolori di stomaco, acidità e mal di testa. Pazienza, ormai è fatta. L’importante è essere felici, e noi lo siamo eccome, dopo una giornata del genere!!

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. . to be continued . .

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Capitolo 1 – La Partenza

Ore 5:00 e la mamma ci viene a prendere per portarci in aereoporto inconsci di cosa ci sarebbe capitato..

Arriviamo all’aereoporto di Bologna 2 ore prima del decollo. Lette le informazioni necessarie, ci siamo avviati verso l’incelofanatore di valige. Noi avevamo 2 valigione e un trolley da incartare e imbarcare a destinazione finale.

Sborsati 27 eurini per 3 esili valige, ci avviammo verso i check-in 38-39-40 della British Airways.

“Non c’è per niente coda, bene!!”

Al nostro turno consegnamo i 4 passaporti e biglietti elettronici chiedendo di poterci seder vicino. La tizia sgodevole più che mai ci chiede quanti bagagli abbiamo:

- “5″

- “Se ne può portare solo 1 a testa”

°°e allora vattelo a prendere nel culo, te e le tue domande del cazzo°°

Io cerco di spiegarle che, leggendo nelle informazioni avevo visto indicato 2 colli a testa. Lei, senza nemmeno alzar la testa (e forse è meglio perchè avrebbe visto un bel dito medio stampato sulla mia fronte) mi dice:

- “NO. Solo 1″

OK, siamo già ufficialmente nella merda. Le cose erano state distribuite a perfezione per non sovraccaricare alcun bagaglio.

°°Il mio trolley è piccolino e potrei portarmelo su ma.. che cazzo c’avrò messo dentro?!?! :| Sicuramente le scarpe, e quelle servono.. ma avrò anche oggetti strani come liquidi velenosi o armi? BOH!°°

Opzione 2:

- “Quanto mi costerebbe imbarcare anche questa?”

- “38 euro”

- “Ok, la porto a bordo.”

Caffè e paglia doverosa viste le successive 15 ore e più di astinenza e l’ingastro per le valige.

Saluti alla mamma e via verso il gate che nel frattempo si era riempito. Ovviamente dove c’è un imbuto si accumula merda.. quindi stiamo in coda 20 minuti abbondanti e nel frattempo sentiamo chiamare il nostro volo, sollecitando i passeggeri a darsi una mossa.

Per quelli che vanno a Londra (noi) aprono una via di fuga che ci fa passare davanti a tutti..

°°Cazzo, hanno iniziato ad imbarcare presto!°°

OK. E’ il momento della verità: ora il nostro bagaglio clandestino dovrà essere messo a nudo.

Passa la mia borsetta… tutto ok. D’altronde ci sono solo quintali di paglie e un paio di accendini che ignorano.

Poi è la volta dell’attrezzatura fotografica… tutto ok, e vorrei anche vedere tzè.

Passa quello che da unico bagaglio a mano iniziale era diventata la nuova borsetta di Luca… tutto ok.

Mentre siam li che ci ricomponiamo, sentiamo dire:

- “Di chi è questo bagaglio?”

Io ero esattamente dietro la tipa che osserva gli scheletri dal monitor.. da piegata a 90° com’ero, alzo solamente gli occhi e vedo il fermo immagine di un bagaglio preso in esame dalla polizia.. e riconosco le nostre scarpe. °°Dxx Cxxx°° , esclamo tra me e me mentre velocemente mi metto lo zaino sulle spalle e mi faccio avanti dicendo: “MIO!”.

Ritirano velocemente i biglietti a me e a Luca per fare dei controlli. Visto che il poliziotto era “otto”, Luca si dilegua e lascia me sola a contrattare la merce. Io, sottolineando la S bolognese, gli spiego che forse c’è qualche liquido perchè in realtà vevo previsto l’imbarco in stiva per quella valigia, ma che la stronza del check-in mi aveva detto “NO, solo 1″.

Il poliziotto mi sorride e dice che aveva capito la situazione vedendo l’incelofanatura a mo’ di profilattico rosso attorno al trolley ma che, ahimè, doveva aprirla ugualmente.

- “Va beh” dico io “Son tutte cose che si possono ricomprare” non ricordandomi assolutamente che cosa ci fosse dentro però. “Meglio qui che a Londra dove abbiamo solo 2 ore per cambiare aereo e rifare il nostro check-in con qualche altra stronza che oltre ad essere stronza è pure inglese”.

Con un cutter taglia 9 euro di “celofan”. Apro. Non c’era molto.. sopra. Sotto, ovviamente c’era il beauty.

Il tipo inizia ad elencarmi gli oggetti anomali che la collega visualizzava dal monitor:

- “3 forbicine”

- “eccole” °°addio a tutte e 3°°

- “una schiuma da barba”

- “Lucaaa a Las Vegas devi comprarti la schiuma da barba!”

- “tutti i flaconi con più di 100ml di prodotto.. vediamo cosa c’è”

e qui inizia l’elenco della spesa..

struccante, la crema per il corpo dell’erboristeria (Giulia l’abbiamo comprata insieme quella.. ;( ), il balsamo per capelli e un disinfettante..

- “e poi signorina c’è un affare lungo, un tubone tipo lacca o schiuma.. è molto grande”

- “NOOOO. Tutto ma i miei 2kg di lacca NO! E’ nuova, ottima e pagata un culo, la prego”

Il poliziotto mi guarda quasi con pena: “Purtroppo si.”

°°la mia lacca°° – “Ma se le lascio l’indirizzo me la puo’ spedire a casa?!”

- “Eh no signorina. Con questa roba l’unica cosa che può fare è darla in beneficenza”

- “IN BENEFICENZA???? La mia super lacca da 35 euro?! Ma è di mia proprietà, cosa se ne fanno della beneficenza di un tubo di lacca?!?!?”

Triste triste e triste corriamo verso l’imbarco perchè siamo in stra-ritardo, mentre il poliziotto butta il bottino nel raccoglitore per la beneficenza.

Ecco il gate, e poi il bus e poi sull’aereo.

Io, ovviamente ho il posto da sola, in mezzo a sconosciuti e gli altri 3 invece, vicini vicini.

°°Ma allora la tipa del check-in mi odiava proprio°°

L’unica cosa che sono riuscita ad esclamare durante le prime 2 ore di aereo è stata “La mia lacca”. Poi mi sono messa a fare un sonnellino con l’iPod nelle orecchie.. d’altronde non avendo dormito tutta notte per fare le valige la stanchezza saliva..

A Londra temo ci aspetti una bella corsetta con un bagaglio in mano in più e senza lacca.

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Capitolo 2 – Droga! .. il sesso e il rock’n'roll arriveranno..

All’aereoporto di Londra non andiamo troppo di corsa perchè ci sono molti altri italiani che come noi stanno effettuando lo stesso scalo per Las Vegas. Salutiamo Anna e Franco e andiamo a cercare la parte Sud, dove partono i voli intercontinentali.

Tutto bene, tranne il check-in (ce l’han proprio con me).

Scalzi attraversiamo il metal-detector e attendiamo le borse dall’altra parte. Trattengono la mia borsetta per effettuare un test anti-droga in quanto gli è parsa sospetta.

Va beh dai, c’erano solo 5 o 6 pacchetti di sigarette.. infatti nessun segno di droga. E che credevano!? Mica son caduta così in basso!

Saliamo sul mostro della Virgin Atlantic.. cacchiarola, è veramente enorme. Non i sedili pero’.. quelli sono piccoli come al solito.

Accendono i motori, si mette in pista.. .. ma nn ricordiamo più nulla. Ancor prima del decollo siamo caduti in un sonno scomodo ma profondo.

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Capitolo 3 – Veeeegas!

L’aereo atterra a Las Vegas. La vecchietta accanto a me mi spiega dall’oblò quali sono gli alberghi che si vedono e sfregandosi le mani dice che oggi sarà giornata fortunata al casinò (08/08/08).

Le valige le recuperiamo tutte e subito. Dopo i soliti controlli al passaporto, impronte digitali etc possiamo dichiararci su suolo Ammmericano!

Fuori dall’aereoporto veniamo colpiti dal soffio di un phon bollente. Tanta aria ma per nulla fredda. Ci dirigiamo a prendere l’auto con una navetta che ci porterà al noleggio.

Il conducente carica e sistema tutte le valige dei passeggeri.. eh si, qui hanno un’educazione molto diversa da quella italiana.

Arrivati al check-in della Dollar (e che cazzo, il check-in pure qui), diamo tutti i dati e paghiamo una cifra molto più alta di quanto ci aspettavamo.. Più di 800 dollari!

La tizia, questa per fortuna molto cortese, ci indica la strada per il parcheggio e ci consegna una mappa con le indicazioni per arrivare al nostro Motel.

Arrivati al deposito auto, un signore ci accompagna alle auto disponibili e ci dice di scegliere quella che volevamo e di partire. La scelta nn era molto difficile.. c’erano solo 2 auto! Una Jeep Liberty e una Hiunday Tucson. Il baule non era per niente grande in entrambe, pertanto luca va a sensazione: scegliamo la Jeep!

Partiamo verso il motel.

Uscendo dal noleggio prendiamo la direzione Las Vegas Boulevard come diceva la mappa.

Arrivati ormai al bordo della città ci accostiamo per ricontrollare la cartina..

- “Dovremmo andare nella direzione opposta a questa, verso il centro, non verso il deserto..”

Paglia e foto d’obbligo in questo respiro di bellezza.. alle porte di splendidi paesaggi desertici, a un passo dall’infinito mi rendo già conto che la vacanza sarà stupenda. Peccato che dopo 5 minuti di auto c’eravamo già persi.

Mentre faccio un paio di scatti mi rendo conto che la nostra auto è targata

751 VGN

Guardo luca e gli dico:

- “Amur!! Abbiamo la macchina targata VAGINA!”

e da quel momento la nostra auto, che ci accompagnerà in tutto il viaggio, avrà il nome Vagina del Nevada.

Una volta capito che le vie scritte di fronte ad un incrocio indicano la strada che tagli e non quella che stai percorrendo, riusciamo a prendere la direzione giusta.

Cazzarola, Las Vegas è proprio bella, mi sale subito la voglia di visitarla subito ma non c’è tempo ora e non è nemmeno il tempo per farlo. Qui ci torneremo gli ultimi 3 giorni.

Svoltiamo per Tropicana Avenue e superiamo l’MGM.. Eccolo! Il Motel 6 Tropicana!

Carino, con lo stile classico da Motel all’ammericana e una fantastica piscina al centro.

Consegnati i documenti alla hall e recuperate le chiavi della camera riprendiamo l’auto e raggiungiamo il 2° gruppo di stanze parcheggiando negli appositi spazi riservati.

La stanza è carina, pulita e con l’indispensabile.

Scatto subito un paio di foto perchè dalla porta vediamo il dorato Mandaly Bay e la nera Piramide del Luxor.

Poi guardo Luca e lo convinco ad andare velocemente a prendere qualcosa da bere al Market del motel e poi tuffarci in piscina. E cosi abbiam fatto. Un’oretta di piscina e poi doccia.. Ci voleva dopo tante ore fermi in aereo.

Per la cena eravamo d’accordo di aspettare l’Anna e Franco che sarebbero atterrati alle 20.30.. ma nell’aspettare ci siamo addormentati.

Ricordo che Franco mi ha telefonato dicendomi che erano a Las Vegas e stavano aspettando le valige. Appena recuperate ci avrebbero raggiunti in motel.. Poi ricordo solo che era mattina.

Mi hanno poi raccontato (ma lo scrivo nella giornata dell’8) di essere andati al Motel Tropicana invece che al nostro Motel 6 Tropicana. Anna è entrata nella hall e ha chiesto la camera vicino a noi, consegnando passaporti e ricevuta di prenotazione. Il tizio ha controllato sul suo pc e successivamente sul foglio che Anna gli ha dato.. Cercando di non ridere le ha detto che non c’era alcuna prenotazione a nome Ferrarini e, riponendole il foglio, le ha fatto notare che l’hotel era 400 metri più avanti.

Scusandosi all’infinito l’hanno salutato e si sono avviati , ovviamente a piedi a quel punto, verso il vero motel arrivando a mezzanotte. Si son visti con Luca giusto il tempo di deliberare di andare a dormire. Pertanto niente cena, ma la giornata era stata troppo pesante per pensare anche a quello. Meglio cosi!

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. . to be continued . .

12:25 .: by ErEkA in Our Life, U.S.A. West Side, Viaggi :.
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Mancano 18 ore alla nostra partenza.. nn che sia cambiato molto da qualche giorno fa.. le cose da sistemare sono ancora: TUTTE.
E proprio per questo non so se riusciremo ancora a scrivere qui in questo spazio prima di partire.. e non so nemmeno se riusciro’ a salutare tutti, pertanto

UN SALUTO A TUTTI !

Ci rivediamo il 26 Agosto.. anche se non è detto che non aggiorniamo il blog direttamente on-line dall’ammmerica.. pertanto ogni tanto buttate un occhio ..

Baci!!

11:58 .: by ErEkA in Photo, Vari&Eventuali :.
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E’ stato ritrovato qualche giorno fa, sulle coste dello stato di New York, questa creatura detta “mostro di Montauk”. . scherzo o esperimento mal riuscito?

Maggiori info qui -> MOUNTAK MONSTER

21:51 .: by ErEkA in Musica, Thoughts, Viaggi :.
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Fa male trovare il concerto di Joe Satriani a Las Vegas a 2 passi dall’hotel in cui risiedi accorgendosi dopo 10 minuti che la data scritta indica 10 Novembre… eggià.

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Mancano 6 giorni e 12 ore alla nostra partenza verso gli States..
E cosa manca ancora da preparare?!? TUTTO!
Il tempo è bastardo, passa in fretta sempre nel momento in cui vorresti rallentasse e viceversa..
Non abbiamo ancora fatto una stima di cosa portarci dietro, di cosa dobbiamo comprare, una mini preparazione di valiggge e manco ho finito di documentarmi sui luoghi che potremmo visitare. Per non parlare di un giro di conferme da parte degli alberghi sulla prenotazione, di farmi un pacco di cd da ascoltare “on the road”, di verificare di avere documenti necessari per partire, preparare il kit fotografiko e dire “ok, ora possiamo andare”.
Sto per strippare..

21:39 .: by ErEkA in Photo, Vari&Eventuali :.
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Tema: Zombie

Un divertente esempio di flash mob terrorizza, si fa per dire, il centro di San Francisco, in particolare gli avventori dell’Apple Store. Che possono fotografare zombie ma non possono visitare MySpace
Uno sciame di zombie mangia-cervelli ha invaso lo scorso venerdì l’Apple Store nel centro di San Francisco, forse alla ricerca dei cervelli dei gestori del Genius Bar. Non si riportano vittime tra gli umani: gli zombie si sono limitati a tentare di sgranocchiare gli iMac presenti nel negozio, probabilmente per variare la propria dieta.
“Difficile stabilire l’esatto numero di zombie che hanno invaso il quartiere commerciale della città” ha riportato Declan McCullagh, celebre giornalista che ha rischiato la sua materia grigia pur di essere testimone dell’evento: “Probabilmente erano almeno 150 quelli in Union Square. Hanno quindi deciso di fare una visita ai negozi nelle vicinanze, compreso l’Apple Store, il Disney Store, Westfield Mall e Nordstrom”.
Se l’accoglienza in certi negozi è stata piuttosto gelida, con le guardie della sicurezza che tentavano di tenere fuori gli zombie dai negozi, l’orda è entrata tranquillamente nell’Apple Store: i commessi hanno fatto a gara per fotografare e farsi fotografare con uno zombie, magari mentre questo tentava di divorargli la testa.
Molta ironia e ospitalità dunque nei negozi della casa di Cupertino, stemperata tuttavia dalla notizia, diffusasi nelle stesse ore, che nei circa 180 Apple Store in giro per il mondo sarebbe diventato impossibile navigare nel più celebre dei siti di social networking, MySpace.

21:33 .: by ErEkA in Our Life, Thoughts, Viaggi :.
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Iniziamo bene:

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“DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK – Los Angeles torna a tremare. Quattordici anni dopo il catastrofico sisma che nel 1994 uccise 72 persone provocando 9 mila feriti e 25 milioni di dollari di danni, un forte terremoto ha ieri colpito la città di Hollywood e la California meridionale, facendo tremare per 20 interminabili secondi ville e grattacieli. Il sisma ha avuto il suo epicentro a 45 chilometri da Los Angeles, nelle Chino Hills della contea di San Bernardino (a 12,3 chilometri di profondità) e non ha provocato feriti né crolli, anche se i vigili del fuoco l’ hanno definito «un evento tellurico importante», ordinando l’ evacuazione di numerosi edifici e attrazioni turistiche quali Disneyland. Il servizio geologico nazionale ha misurato in 5.4 gradi sulla scala Richter la magnitudo del terremoto. Quanto basta perché i tremori fossero avvertiti anche a San Diego e in maniera più lieve perfino a Las Vegas, a quasi 400 chilometri. Ad aumentare la paura sono state le numerose scosse di assestamento verificatasi alle 11.42 ora locale (le 20.42 in Italia). «È stato spaventoso. L’ edificio dove mi trovavo si è spostato e si è messo a ballare», ha detto il portavoce dello sceriffo Steve Whitmore che si trovava al quartier generale di Monterey Park. Nessun danno o ritardi all’ aeroporto Los Angeles International e nelle centrali nucleari della zona, costruite per resistere a scosse di magnitudo 7.”

- Corriere Della Sera -

21:26 .: by ErEkA in Photo, Thoughts, Vari&Eventuali :.
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Anna&PièUn immenso Augurio e un GROSSO abbraccio ad

Anna & PierGiorgio

che il 26 Luglio 2008 sono diventati sposini.

Tanta tanta felicità.

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Abbellooo, ce l’hai fatta finalmente

ENNAMOOOOOO

EDDAJEEEEEE, ESSUUUUUU

Ti voglio un sacco di bene.